Giorno 18

La fine della guerra

Dopo una lunga notte di meditazione, cominciavo a realizzare che la guerra fosse davvero finita, anche se sentivo il buco nel mio cuore lasciato dai miei amici caduti.
Ero sopravvissuta ed Aenmaer con me, non vedo l’ora di iniziare una nuova avventura, di ritrovare la mia memoria e di capire cosa Morpheus stia architettando.
Potrei andare ovunque, non sapendo chi mi insegue, ne il motivo per cui lo fa, non c’è un luogo più sicuro di un altro, rimango dentro e fuori la prigione al contempo; ma oggi sono un po’ più libera di ieri.

«Buongiorno» mi saluta Aenmaer, che nel frattempo si è svegliato.
«Buongiorno, oggi è il primo giorno in cui sei di mia proprietà, come ci si sente?» scherzo, saltandogli addosso per baciarlo.
«Felici, a quanto pare. Il primo giorno di che cosa?» chiede lui ridacchiando.
«Come di cosa? Hai di nuovo dimenticato il nostro patto?»
«Ah si…non ricordavo fossero questi i termini esatti dell’accordo» risponde ironico.
«Non ti preoccupare, sono una padrona buona» rido rivestendomi.

La mattina smontiamo le tende e liberiamo l’accampamento, in modo da dirigerci tutti a Nares e metterci all’opera per ricostruire la città ed aiutare gli abitanti rimasti.
Metto nello zaino il flauto di Aldruin: la sola vista mi faceva sentire strana, come nelle città dimenticate, quando avevo la sensazione che qualcosa di importante legato al mio passato fosse lì, ma che non lo ricordassi. Cosa avevo mai a che fare io con Aldruin?
Inoltre mi sembrava che mancasse qualcosa, che quello strumento musicale avesse una funzione precisa che ancora non avevo trovato, eppure ho provato di tutto, quel flauto non aveva altri poteri; ciononostante qualcosa di fondamentale mancava, lo sentivo.

«Monti con me?» mi chiede Aenmaer .
«No, mi godo le mie ultime ore da generale…ho ancora un cavallo tutto mio»
«Con te sarà sempre così difficile?» domanda sorridendo.
«E tu sarai sempre così volubile?»
«Sei tu che mi vuoi con te» dice, fingendo distacco.
«Vero. Il fatto è che sono una persona curiosa e devo ancora scoprirlo…»
«Scoprire cosa?»
«Se mi piaci o ti detesto.» lo stuzzico andandomene al trotto.

Veniamo accolti dagli abitanti di Nares come eroi e lascio che Aenmaer si goda i festeggiamenti e beva assieme agli altri alla locanda di fortuna, rimessa a disposizione per l’occasione.
Io cammino senza meta per la città, chiedendomi cosa avrei fatto ora, dove sarei andata a cercare il mio passato, senza trovare risposta.
Mi ritrovo al porto da cui la mia avventura a Nares aveva avuto inizio e decido di ripercorrere la strada fatta quella notte: la mia piccola barcarola non è più nel posto in cui l’avevo lasciata, ma immagino che quel posto fosse proprietà di qualcuno che se l’è presa, vedendola abbandonata.
Ripercorro la via che mi ha portata alla piazza della cattedrale di Ehl, osservando come quello stretto viottolo fosse cambiato dopo la guerra. Mi sento come fossi in un mondo parallelo, ricordo quello che ho vissuto e le emozioni che ho provato allora, e le sento uguali adesso, ma in un luogo che richiama solo vagamente quello originario.
La cattedrale è ancora in piedi, ma rovinata dal fuoco e dal sangue di cui ancora le strade sono impregnate; salgo la scalinata ed entro all’interno, sedendomi  tra le macerie, fissando l’affresco che raffigura il “dio di tutti gli dei”.

“Perché non fai nulla, Ehl? Immagino tu non ti occupi solo di questo mondo, che tu ne abbia creati altri e che in tutti questi tu debba rimanere imparziale. Hai permesso l’esistenza di tutti gli dei, anche dei nove, per ottenere equilibrio tra male e bene,  ma  a me non sembra che questo mondo sia bilanciato al momento. Dove le persone non si fanno guerra, la fanno gli dei del male. Perché non intervieni?” penso, meditando davanti a quel che era rimasto dell’altare.

Proprio come quella notte, un grande silenzio regna il quel luogo e nonostante le mie domande non ricevano risposta, sento una grande calma dentro di me.
Uscendo, rivedo il luogo dove ho incontrato Aenmaer, dove la nostra storia era iniziata; mi siedo esattamente dove l’ho visto la prima volta e mi addormento, assopita tra i ricordi.

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