Giorno 17

Il flauto

Volo in picchiata verso di loro e non essendoci tempo per un arrivo discreto, mi trasformo davanti a tutti.
Aenmaer strabuzza gli occhi a quella vista e rimane quasi senza parole:

«Cosa…»
«Cosa sta succedendo qui? E perché sei in piedi?»
«Devo giustiziare questo tizio o ci attaccherà e ci ammazzerà tutti…e sono in piedi grazie alla dormita rigenerante che mi hai gentilmente imposto stamane» risponde arrabbiato «Invece di fare tante domande perché magari non mi spieghi perché sei tornata solo ora?»
«Lascialo, non dovresti trattarlo così, è nella stessa condizione di Vakolgad»
«Tra un po’ lo sarà…Vakolgad è morto. Si è tolto la vita dopo avermi spiegato che non esiste guarigione; entrambi sono destinati a trasformarsi per sempre» mi spiega «Ma tu cosa ne sai, eri a bere a festeggiare la tua grande vittoria»

Di colpo mi mancano le forze, tra la notizia della morte di Vakolgad e l’ira di Aenmaer; mi facevano sentire in colpa le sue accuse, ma d’altra parte mi ero sforzata di fare del mio meglio, non potevo portare tutto sulle mie spalle, non poteva incolparmi di tutto così:

«Scusami, ho solo cercato di proteggere tutti; quell’uomo non ha colpa, se devi ucciderlo fallo mantenendo la sua dignità per favore, prenditela con me e non odiare lui. Vado nella foresta appena qui fuori, quando avrai finito con lui mi troverai lì, se vorrai» dico abbattuta e senza tono nella voce.

Aenmaer non risponde, ma vedo i suoi modi ingentilirsi nei confronti del povero uomo e la sua espressione mostrare per un momento un po’ di dispiacere per aver esagerato.
Dopo aver scoperto tardi i veri poteri del bastone di ibad hai , mi ritiro fuori dall’accampamento a sperimentare i possibili poteri del flauto di Aldruin.
Individuo tre usi differenti, dopo mille tentativi: il primo era quello utilizzato contro l’ombra; con un’altra sequenza di note riesco a creare una sfera di luce verde, che viene verso di me ed entra nel mio corpo, facendomi sentire istantaneamente in forze.
La terza combinazione di suoni fa uscire una sfera blu, che vola alle mia spalle: la seguo con lo sguardo e la vedo sbattere contro Aenmaer, il quale stava venendo a cercarmi.
Lo sfera lo colpisce come fosse un nemico, ferendolo ad un braccio.

“Un potere in graddo di colpire gli amici? A chi mai servirebbe?” penso.

In ogni caso lo soccorro per controllare che stesse bene.

«Aenmaer, stai bene? Non era mia intenzione colpirti, lo giuro…»
«Immagino di essermelo meritato in ogni caso…si può sapere cosa sta succedendo Esma?»
«Che intendi?»
«Che intendo? Sei scappata via tramortendomi, non sei più tornata per ore dopo la notizia della vittoria, torni qui sotto forma di falco ed ora ti trovo a suonare un flauto che non ho mai visto e di cui non mi hai mai raccontato nulla, per giunta è magico. E’ abbastanza?» domanda seccato.
«Hai ragione, scusami. Stamattina ho sognato di nuovo Chaithe, ma non mi hai dato modo di spiegarti nulla; mi hai costretta a farti del male. Immaginavo avresti reagito in questo modo, così volevo sfruttare il mio nuovo potere per osservarti e prepararmi prima di tornare col mio corpo. Mi sarei trasformate in modo più riservato, ma te la stavi prendendo ingiustamente con quell’uomo per colpa mia, non avrei avuto il tempo per fermarti.»
«E quel flauto?»
«E’ una delle luci minori di Aldruin, prima di tornare Morpheus mi ha sottoposta ad una nuova prova e superandola l’ho ricevuto; stavo giusto testando i suoi poteri, non volevo ferirti»
«E’ tornato a parlarti quindi?»
«No, non mi parla da tempo, ma l’ho riconosciuto da alcuni dettagli» gli spiego io.
«D’accordo. Mi dispiace per quello che ho detto prima, non sei responsabile della morte di Vakolgad, ma mi hai lasciato qui inerme ad aspettarti, a stare in pensiero per te e sapevi quanto fosse importante per me liberare Nares»
«E lo hai fatto! Lo abbiamo fatto! Ognuno ha svolto la sua parte, io mi sono solo sbarazzata di uomini che stavano scappando, non sarebbe cambiato niente»
«Se fosse stata una cosa da nulla sarei potuto andare io»
«Ora basta, mi hai stufata! Se non hai niente di meglio da dirmi puoi benissimo rimanere qui a sbattere la tua testaccia dura, ma io me ne vado» gli urlo contro, tornando verso l’accampamento.

Mi blocca un polso e mi attira verso di lui:

«E va bene, scusami. Grazie per avermi protetto, ora sto meglio, se non contiamo il colpo di prima»
«Sicuro di stare bene?»
«Si, è solo un ulteriore graffio, non ti preoccupare»
«Vuoi tornare in tenda così gli do un’occhiata?»
«Non mi dispiacerebbe» dice stringendomi più forte e parlandomi a due centimetri dalle labbra «…a patto di essere solo tu ed io»
«Va…va bene» rispondo confusa.

Mi lascia andare e torniamo alle porte dell’accampamento; quei repentini cambi di umore riuscivano ancora a lasciarmi perplessa, nonostante fossero parte del suo carattere da quando lo conoscevo.
Lo precedo entrando in tenda per appoggiare flauto ed armi da una parte.
Sento la sua armatura cadere alle mie spalle, così d’istinto mi giro verso di lui e noto che è a petto nudo e che ha i capelli raccolti, mi guarda con occhi che non lasciano dubbi sulle sue intenzioni.
Si avvicina per darmi un bacio, poi mi scioglie la treccia senza parlare e mi scosta i capelli da un lato; mi gira di spalle, stringendomi assieme i polsi dietro la schiena con una mano e tenendomi alzato il mento con l’altra, cominciando a baciarmi il collo.

«Non ci hai…messo molto… a farti passare la rabbia…» gli dico, tentando di resistergli.
«Me la farò passare ora…e non ci metterò poco» mi sussurra all’orecchio, mordicchiandomelo subito dopo.

Mi spoglia dell’armatura, carezzandomi tutto il corpo; poi si slaccia i pantaloni e mi alza la sottoveste, premendo il suo bacino al mio per farmi sentire quanto mi desiderasse.
Mi fa chinare in avanti e mi fa sua con la forza, mettendomi una mano davanti alla bocca in modo che nessuno mi sentisse urlare il suo nome, per quanto la cosa lo eccitasse terribilmente.

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