Giorno 16

Il bastone di fuoco

Questa mattina Varrick è partito presto con le truppe, senza dare occasione di parlargli, immagino non sia ancora pronto e brami solamente la vendetta per la morte dell’amico.
Aenmaer si riprende a fatica, ancora non può mettersi in piedi, ma se non altro respira senza problemi.
Mi è stato vicino tutta la notte, che ho passato in gran parte a piangere la morte di Ashmal finchè il sonno non mi ha stremata.
Verso tarda mattina decido di alzarmi per andare ad allenarmi, sentivo le gambe reggermi e le forze erano tornate, ma le infermiere hanno insistito perché passasse un altro giorno prima che tornassi a combattere.
Non appena mi dirigo verso l’area di tiro, le porte del fortino si spalancano ed un uomo viene trasportato con urgenza in infermeria; era nell’altro accampamento e aveva molte ossa rotte e fuori posto, ma il dettaglio più preoccupante erano i suoi occhi: vedo per pochi secondi gli stessi vortici che erano apparsi a Vakolgad giorni prima.
Do ordine alle infermiere di curarlo dentro la tenda prigione e di tenerlo in costante osservazione lì, avvisandomi se ci fossero state complicazioni.
Torno all’area di tiro, abbastanza lontana dalle tende per non causare danni a nessuno, soprattutto col bastone di fuoco.
Purtroppo le infermiere avevano ragione e dopo la prima mezz’ora di allenamento già mi mancava il fiato e il fianco mi doleva, così incastro con un colpo il bastone a terra e mi siedo accanto ad esso per riprendermi.
All’improvviso vedo delle radici crescere da esso e conficcarsi nel terreno, mentre la rosa si apre completamente, come all’apice della sua fioritura.
Istintivamente tocco l’asta per cercare di toglierla da terra, ma una voce mi blocca:

«Chi sei?»
«Io…sono Esma…con chi sto parlando?» chiedo spaventata.
«Io sono Obad Hai, dio della natura e degli elementi che la compongono» svela la sua identità il mio dio.
«Ok, un momento. Sei sempre stato dentro al bastone per tutto questo tempo?»
«Io vivo nel mio piano, distante da questa terra, assieme agli altri dei. Questo bastone è l’artefatto che mi permette di poter comunicare con i miei fedeli ed aiutarli se necessario. Ne hai fatto buon uso finora, ma stai utilizzando solo una piccola parte del suo potere»
«Cos’altro ignoro?» gli chiedo.
«L’incantesimo per attivare i poteri della rosa. “Apriti, o rosa, perché ho bisogno di te; vi invoco, o fiamme, venite a me”; pronuncia queste parole nella lingua della natura che tu ben conosci, essa si aprirà come sta facendo ora e ti servirà. Con un colpo dritto sparerai una palla infuocata, sbattendo il bocciolo a terra alzerai un muro di fuoco ed agitano il bastone in modo circolare otterrai una frusta in grado di colpire più nemici.»
«E’ fantastico, ti ringrazio infinitamente, mio signore. Tuttavia ho una domanda da farti»
«Parla»
«Morpheus è realmente il dio dei sogni come dice?»
«Il dio dei sogni è Somnus, quindi no; non esiste nessun Morpheus tra gli dei, però mi ricordo quel nome, ma è molto lontano, forse lo era una volta»
«D’accordo, mi congedo dunque»
«Ossequi»

Mi guardo intorno, alcune donne sono abbastanza vicine da avermi potuto sentire, eppure non sembrano minimamente scosse, forse quel dialogo è avvenuto nella mia testa e a differenza di Morpheus, quando parlo con obad hai nessuno può ascoltarci.
Una guardia del cancello dell’accampamento corre verso di me col terrore negli occhi:

«Generale, un incubus, all’ingresso!»
«Un incubus?»
«Non c’è tempo, ci deve aiutare» urla l’uomo prendendomi per un braccio.

Un cavallo nero che pare fatto d’ombra sta attaccando tutti indistintamente, ma è visibilmente allo stremo delle forze, perciò riesco a finirlo con un colpo infuocato.
Le ombre che lo compongono si diradano e a terra, nelle stesse condizioni dell’uomo arrivato stamattina, giace Vakolgad.
Lo faccio curare e tenere in osservazione, mentre la mia preoccupazione va a Selphi.

«Quello che ha visto è un incubus, o almeno così lo chiamano nelle leggende, è la prima volta che ne vedo uno. Si dice siano gli incubi delle persone che prendono forma per mangiare le loro anime» risponde alla mia precedente domanda il soldato.
«Dobbiamo rinforzare il controllo del cancello principale, potrebbe arrivarne un secondo» ordino pensando alla povera bambina.

Io per prima decido di salire su una delle torri di vedetta a scrutare l’orizzonte assieme alle guardie; verso sera un gruppetto di quattro messi arrivano con le ultime notizie: Selphi si era trasformata in incubus come temevo.
Dopo aver lasciato il primo fortino senza lasciare anima viva, la bambina si era diretta a Nares, dove i nostri uomini sono scappati in cerca di riparo dal mostro, Zorab e i suoi lo hanno combattuto, venedo decimati, con la conseguente morte del capitano stesso.
La bambina è stata uccisa non appena tornata in sé, poiché ridotta già in fin di vita, non si è voluto prolungare il suo dolore.
Varrick è rimasto a Nares per conquistare ed insediarsi temporaneamente nel palazzo del governo da solo, perché Init putroppo è caduto in battaglia.
La chiesa di Ehl e gran parte di Nares sono state espugnate, solo una ventina di nemici sono ancora in circolazione, nella zona del porto e serve che qualcuno tra i generali rimasti se ne occupi domani.
Mi offro subito volontaria, siccome l’alternativa sarebbe stata mandare Aenmaer e non sarebbe mai stato in grado di combattere nemmeno con un miracolo durante la notte
Torno quindi alla mia tenda a preparare le mie cose per la mattina seguente, ma Aenmaer è sveglio e vedendomi intenta a sistemare la mia sacca da viaggio mi chiede cosa sia successo:

«Hanno preso Nares, è fatta Enud! Mancano solo una ventina di nemici, i quali stanno cercando di scappare via mare. Varrick ha ordinato che uno dei generali se ne occupi, perciò mi sono proposta.»
«Perché dovresti andare tu?»
«Perché lui protegge gia il palazzo del sindaco e Varrick non è nelle condizioni…»
«Init dov’è?» mi interrompe.
«Enud…Init…»
«No»
«…è morto.»
«No!» urla lui.
«Mi dispiace…non so cosa dire» mi avvicino ad abbracciarlo, mentre scoppia in lacrime.

Mentre ricambio il sostegno datomi la sera prima per Maraug, mi racconta perché era così legato al goblin: era un mercante itinerante, passava spesso per Mostrad quando era bambino e gli regalava sempre caramelle e dolciumi o intratteneva lui e tutti i suoi amici con fiabe e piccoli trucchi di magia per sorprenderli.
Non era  solo una mia impressione dunque, quando vedevo i suoi occhi illuminarsi ogni volta che lo rincontrava e capivo perché si era offerto di amputare la sua gamba, restandogli vicino fino alla fine dell’operazione.
Proprio come la sera prima, ci addormentiamo abbracciati e col cuore pesante e stanco.

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