Giorno 15

Non fidarti

Apro debolmente gli occhi, ci metto un po’ a capire dove mi trovassi, poi sento da fuori la tenda una voce di donna che parla del mio stato di salute.
Cerco di alzarmi dalla mia branda, ma un dolore lancinante al fianco mi fa cadere a terra, facendomi sentire dalle infermiere.

«Dove crede di andare? E’ ancora molto ferita, ha bisogno di riposare… »
«Dov’è Enud?» la interrompo, ricordando di colpo i fatti della scorsa notte.
«L’altro elfo? E’ in un’altra tenda, è messo molto male, non siamo ancora riusciti a svegliarlo…»
«Portatemi da lui, vi prego»
«Non possiamo, non abbiamo avuto l’ordine di farlo»
«Chiamatemi Maraug o Init»
«Sono già partiti entrambi, hanno dovuto lasciarvi qui.»
«Il che fa di me la massima autorità qui. Ve lo do io l’ordine, portatemi da lui» comando loro.
«E va bene, solo un minuto per riorganizzare lo spazio nella sua tenda, mia signora»
«Grazie infinite per questo e per averci salvato» le ringrazio.
«Dobbiamo renderci utili nel nostro piccolo, però in cambio dovrete ascoltarci: lei può anche camminare dopo il dovuto riposo, ma il generale Enud non potrà muoversi per almeno tre giorni, lo abbiamo salvato per miracolo; stava per morire e ancora sta lottando per sopravvivere, è stabile solo da poche ore, ma resta molto debole» mi spiega l’infermiera.

Vengo caricata su una barella di fortuna e spostata su un letto vicino al suo: respira con difficoltà e molte ferite gli si sono aperte sul corpo a causa della maledizione che si è espansa come prezzo da pagare per la sopravvivenza.
Resto ad osservarlo e le lacrime mi scendono sulle guance, senza nemmeno avere la forza per singhiozzare: avrei potuto perderlo per sempre, per una scelta azzardata ed incauta che avevamo preso.
Dopo aver riposato alcune ore faccio chiamare l’alchimista per avere notizie migliori riguardo la sua gamba, ma un colpo di sonno improvviso mi assale e per un istante vedo un volto avvolto nelle fiamme comparire e dirmi:

«Non fidarti dell’alchimista!»

Doveva essere un messaggio di Morpheus, cos si era mostrato a me la prima volta, nella foresta di pietra; scelgo di fidarmi di lui, nonostante non riuscissi a comprendere le sue intenzioni nei miei confronti.
L’alchimista entra nella tenda e accenna un lieve inchino:

«Ben svegliata, signora generale, sono lieto di vedere che vi state riprendendo »
«Grazie, signore. Ha già avuto modo di studiare la ferita del mio compagno?»
«Si, ne ho avuto occasione: è stato molto fortunato, la punta della freccia è impregnata di veleno dall’effetto corrosivo, un solo movimento e avrebbe dovuto dire addio alla gamba; ma questa è entrata talmente tanto in profondità da incastrarsi tra i muscoli in modo fisso. Si può togliere con un intervento meticoloso, o usando la nostrix, una pianta che cresce tutt’intorno a questo accampamento, potrei operarlo anche ora se me ne fornissero alcune foglie»
«Gliele farò avere appena si risveglierà, preferisco sia cosciente»
«Come desidera, mi faccia chiamare quando tutto sarà predisposto» risponde l’alchimista andandosene.

Appena arrivato all’uscita della tenda, scostando il tessuto che la ricopre gli sento aggiungere:

«Ad ogni modo sarete tutti morti entro stasera»

Cerco di non reagire e di mantenere la calma, o si sarebbe accorto di essere stato sentito e non avrebbe esitato a farmi del male
Dopo aver recuperato le forze potevo rimettermi in piedi, ma da qui a vedermela in uno scontro uno ad uno ci sarebbe voluto del tempo.
Così pian piano scendo dalla branda e appoggiandomi al bastone con la rosa di fuoco esco dalla tenda e chiamo un paio di soldati, ordinando gli di accerchiare la tenda dell’alchimista, probabile spia infiltrata di Morgat Daif.

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