Giorno 14

Selphi

Gli vado incontro e con mio immenso stupore incrocio lo sguardo dalla bimba con le trecce, che vedendomi esclama:

«La signorina delle scale!»

Aenmaer  mi guarda totalmente confuso da quella affermazione e già solo dal fatto che mi conoscesse.
Ordina che la bambina sia portata in tenda per permetterle di riposare e aggiorna l’accampamento sulla situazione: quasi tutte le chiese di Nares sono state distrutte dall’esercito di Morgat Daif, capitanato da un certo generale Zorab e che conte un paio di centinaia di uomini.
I nemici stanno cercando il martello del loro dio, ignoranti del fatto chesia stato distrutto, il che è un vantaggio per noi; tuttavia hanno delle armi corrosive.
La buona notizia è che Maraug ed Init hanno conquistato un secondo fortino, dove altri prigionieri sono stati liberati e si sono uniti nella nostra lotta.
Gli uomini festeggiano il buon esito delle loro operazioni ed Aenmaer  scende da cavallo, venendo verso di me; mi accorgo subito del suo passo zoppicante:

«Cosa ti è successo alla gamba?»
«Nulla, una freccia mi ha trapassato il polpaccio, la punta sembra essersi incastrata alla carne, ma sto bene; non ti preoccupare, signorina delle scale» risponde diffidente e curioso.
«E’ una lunga storia e nemmeno io stessa ne conosco i dettagli. Diciamo che lei e Vakolgad erano nello stesso posto e credo di averli liberati»
«…un posto con delle scale?»
«Si, ma in ogni caso solo io, lei e Vakolgad possiamo confermare, non ti resta che credermi. Piuttosto, non combatterai mica in questo stato, vero?»
«Maraug mi ha detto che un alchimista del secondo fortino può togliermi la punta di freccia; sono diretto là, ora che ho portato a termine il mio compito e vi ho aggiornati»
«Va bene, vengo con te, fammi solo parlare un momento con la bambina»
«D’accordo, ma sbrigati o si farà presto notte» mi intima Aenmaer.

Torno a raccogliere le mie cose, poi mi dirigo in fretta nella tenda dove avevano lasciato riposare la bambina:

«Ehi, piccola, sei sveglia?» le chiedo, scuotendola con delicatezza.
«Tu…tu sei la ragazza che ha salito e sceso le scale»
«Si, sono io. Posso sapere il tuo nome? Io sono Esma.»
«Mi chiamo Selphi, perché prima non mi vedevi e ora mi riconosci?»
«Prima non potevo vedere né te, né il nano, però ti ho già vista nella grotta giorni fa, ricordi?»
«Quale grotta? Io sono sempre rimasta in camera mia a saltare la corda. Ti ho vista dalla finestra.»

Questa risposta è molto strana, è come se laprima volta che l’ho vista Morpheus si fosse servito esclusivamente della sua immagine per creare un’illusione, mentre nel secondo caso Selphi era “cosciente”, seppur vivendo nella su realtà fittizia.
Decido in ogni caso di non turbarla oltre, così le dico di essermi confusa e mi congedo.
Avverto Varrick della nostra imminente partenza e mi avvio insieme ad Aenmaer verso il fortino conquistato da Maraug.
Finalmente soli di nuovo, mi torna in mente il dettaglio del nome del mio compagno, così cerco di intavolare il discorso.

«Ti sono più venuti in mente altri nomi dei nove?»
«No per fortuna, ho seguito il tuo consiglio e ho pensato ad altro»
«Sicuro che non ti ricordi qualcun altro? Magari uno che hai dentro al…»

Aenmaer  mi fa segno di restare in silenzio, di scendere lentamente da cavallo e seguirlo.
Poco oltre alcuni alberi sentiamo delle voci, brindano e mangiano attorno ad un fuoco: una dozzina di soldati di Morgat Daif stanno bivaccando e riposando, senza armi pronte e con le armature allentate.

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