Giorno 14

A un passo

«Che facciamo?» sussurro ad Aenmaer.
«Potremmo attaccarli, finchè possiamo nasconderci nell’ombra e loro sono ubriachi ed indifesi»
«Sono in tanto però, noi siamo solo due. Che possibilità abbiamo di farcela? Tu sei anche ferito!»
«Sto bene, fidati. Possiamo riuscirci se sfruttiamo bene il nostro vantaggio»
«E va bene; lancerò una freccia in testa al primo che si allontana dal gruppo, tu prendi la bussola e lanciala sul gruppo più numeroso al mio segnale» gli porgo la bussola.

Li trapasso con le mie frecce man mano che si allontanano per urinare, complice la birra che li stava sempre più indebolendo, annebbiandogli i sensi.
Nonostante il loro stato, al terzo uomo sparito cominciano a sospettare e ad andare in allarme, così alzo la nebbia su di loro e do il segnale ad Aenmaer, il quale lancia tra loro la bussola.
Con le sue lame ne fa fuori un paio e ne ferisce altri, che confusi ed agitati dalla nebbia e dai suoni dai tagli causati dalla bussola, corrono ad armarsi e a menare colpi ciechi per aria.
Ormai eravamo esposti, così usciamo allo scoperto e li affrontiamo: sconfiggiamo prima i più deboli, poi scomparsa totalmente la nebbia veniamo accerchiati.
I nemici rimasti hanno riacquistato piena lucidità, in reazione al nostro attacco a sorpresa, notando immediatamente l’handicap di Aenmaer.
La maggior parte di loro se la prende con lui, ma nonostante faccia del suo meglio per difendersi, incassi colpi abbastanza duri.
Cerco di liberarmi più velocemente possibile per andare in suo soccorso, ma vengo ferita anche io alla spalla e sul fianco destro.
Ad un certo punto vedo una spada trapassare il fianco di Aenmaer, che cade in ginocchio e poi a terra senza emettere suono; mi lancio contro gli ultimi due soldati, uccidendoli con le ultime forze rimaste.
Mi trascino verso Aenmaer, che è ancora cosciente, ma estremamente debole: la spada gli ha aperto un’enorme ferita sul fianco che sanguina a vista d’occhio; cerco di tamponarla piangendo e disperandomi, poco dopo sviene tra le mie braccia.
Lo sento ancora respirare, anche se in maniera incostante e lieve:

«Ti prego, non morire » continuo a ripetergli, rimettendomi in piedi e trascinandolo avanti, verso il secondo fortino «Non farmi questo, Aenmaer, ti scongiuro, resisti, Solo un altro po’, fallo per me, non morire, ti… »

Verso le due del mattino stramazzo svenuta alle porte dell’accampamento, ci ritrovano all’alba tra la vita e la morte.

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