Giorno 14

Il quadro

Quando riapro gli occhi, mi trovo in un luogo mai visto, estraneo a qualsiasi esperienza mai fatta: attorno a me c’è una piattaforma di luce sospesa nel vuoto, dalla quale si dipanano due strade.
La prima strada devia verso destra, un quadro sta appeso al nulla, vuoto, se non per alcuni strani segni; l’altra via sale per una rampa di scale che porta ad una piattaforma superiore: un baule è appoggiato sulla destra, una porta sta sulla sinistra, recando come simbolo il mio scudo del sogno.
Provo allora a chiamare Morpheus, ma mi risponde solo il silenzio; così torno al piano inferiore, decisa ad affrontare ad una ad una le tre prove.
Gli strani segni sulla tela del quadro non sembrano rappresentare nulla a prima vista; cerco di riflettere sugli strumenti in mio potere: quando mi sono avvicinata al quadro è apparso un tavolinetto con appoggiato un pennello intinto di colore fresco.
Non c’è nessuna tavolozza, il che significa che il simbolo vada completato col poco colore messo a disposizione.
Mi concentro e lo rimiro per pochi minuti, ma quei segni confusi mi ricordano solo una giara di terracotta molto stilizzata, priva del foro superiore e delle braccia ai lati, perciò infine mi arrendo e provo a seguire la mia intuizione.
Usata tutta la tempera che sporcava il pennello, vedo i colori mescolarsi, espandersi e ridistribuirsi sulla tela, ritraendo il nostro accampamento; non ero sicura di aver completato con successo la prova, ma avevo ottenuto una reazione, il che mi è sembrato un buon segno.
L’unica cosa strana è un piccolo vortice di colore al centro dell’immagine: quando provo a toccarlo il colore mi esplode addosso e mi avvolge, riportandomi al fortino, dove Varrick mi sta scuotendo con una certa forza, intimandomi di svegliarmi.

«Esma, dai, rispondimi»
«Cos’è successo?» rispondo ancora assente.
«Dimmelo tu cosa è successo! Sei caduta improvvisamente a terra e hai perso conoscenza. Qualsiasi cosa sia accaduta però sembra sia funzionata, Vakolgad si sta riprendendo, ha detto solo di voler essere lasciato solo, ma almeno ha ripreso a parlare»
«Io…non so dire cosa ho fatto…dov’ero… » biascico confusa «Una giara…ha nominato una giara?»
«No, non ne ha fatto parola, ma alcuni resti di una giara sono stati effettivamente trovati dopo aver spento le fiamme. Probabilmente abbiamo avuto a che fare con un demone della giara…»
«Cos’è un demone della giara?» lo interrompo perplessa.
«Un’ entità che è stata imprigionata dentro ad essa, solitamente desidera un oggetto, qualcosa che la liberi e se la sua richiesta non viene soddisfatta, l’anima del povero malcapitato viene rinchiusa nel mondo dei sogni con lei. Almeno così narrano le leggende, la cosa strana è che effettivamente due anime sono state viste lasciate la giara poco prima che Vakolgad di riprendesse: la sua e un’altra che si è diretta verso Nares»
«Non mi resta che parlargli, solo lui può darci qualche conferma»

Mi congedo da Varrick e mi incammino verso la tenda dove Vakolgad stava riposando.
Appena prima di entrare mi sembra che per un attimo nei suoi occhi siano apparsi due vortici come quelli del quadro: sgrano gli occhi ed osservo con più attenzione, ma l’impressione è svanita.

«Vakolgad, come stai? »
«Mmh…meglio di prima immagino…» risponde rintronato e ancora confuso.
«Cos’è successo esattamente?»
«Non lo so…ho dei vuoti di memoria. Sono entrato in quella tenda ieri sera, una voce mi chiamava, così le ho risposto; era una giara, voleva la “chiave per l’isola”, ma non avevo idea di che cosa fosse…ho visto la galassia sotto ai miei piedi, poi più nulla…finchè non sei arrivata tu»
«Io? Che significa?»
«Ti ho vista salire e scendere delle scale, poi prendere una strada sulla destra. Camminavi nella luce…»
«Quindi tu eri lì? Perché non mi hai chiamata?»
«Non ci potevi vedere ed io ero come paralizzato nel movimento e nella parola»
«”Ci”? C’era qualcuno con te?»
«Si, una bambina con le trecce che saltava la corda»
«…le trecce…saltava la corda…» ripeto shockata, riconoscendo in quella descrizione la bambina che avevo incontrato durante la prova della bussola di acciaio spinato. «E’ abbastanza Vakolgad, ora è tutto risolto, riposa. »

Due anime si erano liberate dalla giara, due persone mi stavano osservando nel piano astrale in cui ero giunta, perciò quella bimba doveva essere una persona reale, così come il vecchio e il giovane uomo che Morpheus mi aveva mostrato.
Sono tutte anime imprigionate nel regno dei sogni  e anche se è un dio dimenticato, a quanto pare ha ancora il potere di poterne disporre a proprio piacimento.
Intanto si sentono dei cavalli avvicinarsi al nostro accampamento: la squadra di Aenmaer è di ritorno, lo vedo entrare in testa alla truppa e noto che due piccola braccia gli cingono la vita.

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