Giorno 13

L’assedio del fortino

Mi avvicino a Maraug, il quale ha ripreso le forze appena in tempo; aveva notato anche lui la soddisfazione di Varrick nello sfoggiare la piuma che gli avevo donato da parte sua.
Gli confido di aver conosciuto la storia che stava dietro al suo bellissimo gesto e il mezz’orco mi racconta che Varrick ha una balestra intarsiata con nome di Bianca inciso attaccata sopra il camino della sua casa a Min-rus, ma non l’ha mai utilizzata, poiché i ricordi che rappresenta gli fanno ancora male.
Arrivati davanti al fortino menzionato da Varrick cala improvvisamente il silenzio assoluto, si sente solo lo sferragliare delle armature e la paura generale diventa palpabile.
Ad aspettarci davanti al portone ci sono tre guardie: sulla bandiera che sventola dal pennone della torre del fortino e sulle loro armature nere è raffigurato un simbolo, un teschio verde avvolto da un serpente che esce con il capo dall’occhio sinistro.
Ipotizzo sia il vessillo di Morgat Daif, comincio a pregare per la nostra sorte e prego anche me stessa di non scappare seguendo il mio istinto.
Una delle guardie urla chiamando rinforzi non appena ci vede arrivare ed una quarantina di uomini giunge in loro soccorso; la nostra superiorità numerica mi rinfranca, almeno in parte.
Varrick e Vakolgad partono alla carica, seguiti dalle unità a cavallo ed alle furie gialle, mentre gli arcieri di Init si preparano all’attacco.
L’assedio procede bene, con poche perdite da parte nostra, fino a quando non comincia a disporsi una fila di arcieri lungo tutte le mura del fortino.
Solo Init e i suoi uomini potevano abbatterli e fermare la pioggia di frecce che colpiva nemici ed alleati, senza distinzione.
Ciò faceva delle truppe di Init il bersaglio principale, anche dai nemici a terra, perciò do prontamente l’ordine di proteggerli ai miei uomini, trovando il mio ruolo in questa battaglia.
Quando le guardie a terra vengono battute definitivamente, non rimangono che un paio di arcieri nemici ed una trentina del nostro esercito: Init e altri due sono ancora in piedi e solo leggermente feriti, mentre solo io sono rimasta a proteggerli come posso.
L’ultimo arciere, davanti alla disfatta della propria fazione ci volta le spalle e fugge via: pochi metri dopo lo sentiamo urlare e dimenarsi dal dolore, vediamo il suo corpo sciogliersi, come solo i poteri di Morgat Daif erano in grado di fare.

«Oh beh, buon per noi» afferma stanco Init.
«Com’è possibile che Morgat Daif lo abbia ucciso?» gli chiedo sconvolta.
«Senza il suo martello non ha più potere su di noi, ma immagino che lo stesso non valga per i suoi seguaci. Ce ne fossero di più a tradirlo…» sospira il goblin.

Si fa presto notte ed ognuno cerca di darsi da fare, seppur allo stremo delle forze, per curare i feriti, rifocillarsi e rimettersi in forze il prima possibile.
Abbiamo perso molti uomini, ma tra i prigionieri del fortino si sono uniti a noi una ventina di persone in grado di combattere.

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