Giorno 12

Il drago nero

Sento la mano di Enud cercare la mia, così mi alzo di scatto per accudirlo:

«Ehi, come stai?»
«Bene, sono solo un po’ indolenzito, grazie di esserti presa cura di me »
«Figurati, smaniavo dalla voglia di poter essere di aiuto. Vi ho cercati tutto il tempo con la bussola, sperando solo non indicasse mai in giù, è stata una situazione orribile…guarda che ti hanno fatto» dico tristemente, carezzando un paio di cicatrici rimaste aperte per alcune frustate ricevute.
«Non ci pensare, sto bene» mi rincuora, dandomi un bacio.

Maraug finalmente accenna a svegliarsi, ma riesce appena a biascicare qualche parola, tra cui “acqua”.
Così, avendo finito la sera prima le già poche provviste disponibili, comando alle furie di restare con lui mentre io, Enud ed alcuni di loro saremmo andati verso l’acquitrino a cercare qualcosa per rifocillarsi.
Gli orchi entrano fino alle ginocchia nell’acqua, mettendosi a pescare il pesce a mani nude, dimostrando una velocità inaspettata.
Intanto io e Enud cerchiamo qualche fonte d’acqua pure all’interno delle caverne vicine; oltre ai soliti draghetti saprofagi, vediamo un ruscelletto che attraversa una di esse.
Addentrandoci nell’oscurità vedo una strana figura appoggiata sul fondo, nascosta nel buio; quando ci avviciniamo per prendere l’acqua la sua voce ci parla:

«Chi siete? Andatevene subito o vi ucciderò seduta stante »
«Esma, lo vedi anche tu?» sussurra Enud.
«Si, è un enorme drago nero» rispondo io.

Solo in quel momento noto alcune macchie di sangue molto strano che si protraggono verso il luogo in cui il drago si era trascinato e fermato; doveva essere ferito, così tento un approccio:

«Io mi chiamo Esma e lui è Enud, siamo qui di passaggio, ci serve solo un po’ d’acqua, dopodiché ce ne andremo…»
«Non mi interessa e quest’acqua è mia, avvicinatevi e morirete» ci minaccia nuovamente.
«D’accordo, potremmo darti qualcosa in cambio?»
«Non c’è niente che possiate darmi. L’unica cosa che desidero da voi è che ve ne andiate»
«Sei ferito, vero? Potrei guarirti, o almeno donarti un po’ di energia per farlo più velocemente…»
«Preferisco morire incenerendovi che farmi aiutare da voi; andatevene ora, questo è il mio ultimo avvertimento»
«Va bene, va bene, tranquillo, stiamo andando» dice Enud.

Uscendo avvisiamo gli altri di cercare di completare i rifornimenti con velocità per ripartire ed allontanarci da lì il prima possibile, senza accennare alla presenza del drago, scatenando allarme; per sopperire al problema del trovare dell’acqua ricorro ai miei poteri, depurando quella dell’acquitrino.
Tornati al nostro piccolo accampamento , Maraug comincia a sentirsi meglio dopo aver ricevuto nuove cure ed essersi cibato; così, aiutandolo a montare a cavallo ed a reggersi al compagno che lo avrebbe trasportato, partiamo alla ricerca delle truppe di Nares.
Io salgo con Enud, il suo cavallo era scappato quando l’hanno fatto prigioniero; durante il viaggio mi confida i suoi dubbi riguardo al drago:

«Non trovi strano che fosse lì?»
«Beh si, non lo mai visto draghi come lui in questa zona»  rifletto.
«Infatti, la maggior parte vive sui monti Bongd. Quello che non riesco a capire è il motivo per il quale avrebbe dovuto volare così’ lontano nelle sue condizioni»
«E’ un mistero, così come tutto ciò che sta accadendo in quella zona, pensa ai dettagli che ci ha fornito Bilu riguardo le frecce che abbiamo sottratto ai centauri»
«Già, probabilmente andrò ad investigare su tutto ciò quando a Nares tornerà la pace»
«Andremo, vorrai dire. Ti ricordo che abbiamo fatto un patto» gli rispondo, inquietata per un momento dalla freddezza del suo tono.
«Mmh, si. Dico solo quel che farei io; intendo lasciare Nares alla fine della guerra, non mi è mai parso che tu volessi restare e costruirti una vita stabile lì» si corregge.
«Questo è vero, vi sto aiutando solo per rispetto del nostro accordo, anche io vorrei proseguire per qualsiasi strada il destino mi metterà davanti»
«E’ un modo velato per dire che sei disposta ad affrontare una guerra dall’esito incerto solo per andare per la tua strada…con me?» mi stuzzica, sussurrando al mio orecchio.
«Appena ti lascio solo un momento rischi la vita, ti serve la mia protezione; ringrazia il mio altruismo» gli rispondo ironica,per non dargli la soddisfazione di una risposta affermativa.

Enud scoppia in una fragorosa risata che non riesce più a fermare, fino a lacrimare perfino; cerco di trattenermi e di mantenere un’aria seria:

«Hai anche bisogno di ridere a quanto pare»
«Su questo mi ritengo in una botte di ferro» risponde, cercando di riprendere fiato.

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