Giorno 9

La cura

La nostra chiacchierata viene sospesa dall’arrivo di Enud, venuto per accompagnare lo gnomo a completare la nostra recita.
Percepisco il successo della missione quando, circa un’ora dopo, vedo una ventina di persone dirigersi verso la bottega dell’alchimista entusiaste.
Dopo di loro vedo i miei tre complici sorridermi in segno di vittoria; Cuthbert mi saluta da lontano con un cenno del capo, non potendosi avvicinare troppo a me, rischiando di mandare tutto all’aria.
Enud invece mi fa segno di rincontrarci appena fuori dalla cittadina, una volta ottenuto l’antidoto.
Bilu si avvicina senza alcuna prudenza di sorta e mi prende la mano tra le sue per ringraziarmi e passarmi la fiala senza che nessuno se ne accorgesse:

«Non so come ringraziarvi, davvero. Grazie.
«Salvando il braccio di Enud sono io a non poterti ringraziare abbastanza, spero che tutto vada per il meglio, Bilu. Stai attento alle prescrizioni pericolose, mi raccomando» saluto con affetto lo gnomo.
«Buon viaggio, ringrazia ancora Enud da parte mia» mi saluta lui.

Sulla strada verso l’uscita di Mojul cerco con la mia bussola la posizione di Maraug: l’ago punta a nord ovest, verso la Resistenza.
Era ancora vivo fortunatamente, spero davvero che sia al sicuro e vicino al compimento della sua missione,in modo da venirci incontro sulla strada.
Non avevo detto nulla ad Enud di Morpheus e della bussola; glielo avrei detto appena fosse arrivato il momento opportuno, in cui lo avrei sorpreso con le mie armi nascoste.
Conoscevo il suo bisogno di proteggermi e di rendersi utile, d’altra parte anche io sentivo di dover essere alla sua altezza, di diventare forte come lui.
Volevo smettere di essere una palla al piede, o almeno così mi ero sentita molte volte; non contavo già più le volte in cui Enud mi aveva salvato la vita.
Mentre penso a queste cose mi distraggo a tal punto da non accorgermi di essere arrivata nella foresta appena fuori dal paesino e di essere passata addirittura vicino al mio compagno senza vederlo:

«Esma, dove stai andando?» mi chiede Enud, prendendomi la mano, attirandomi a sé per baciarmi.
«Io…ti cercavo»
«Eri davvero sovrappensiero per non avermi visto mentre quasi mi sbattevi contro» si mette a ridere.
«Pensavo a Maraug, qualcosa mi dice che sta bene, però abbiamo già perso un giorno, dobbiamo affrettarci» gli rispondo.
«Hai ragione. Mancano ancora un paio di ore prima che faccia buio, vuoi proseguire anche la notte?»
«No, meglio che riposiamo, ci serve tutta la lucidità di cui siamo capaci per addentrarci nel regno degli orchi»
«Bene, allora proseguiamo verso nord»

Arrivato il tramonto siamo quasi fuori dalla foresta, si vede il sole filtrare più luminoso tra le fratte diradate delle ultime file di alberi all’orizzonte.
Ci fermiamo e mentre Enud va a caccia di qualche animale da mettere sotto i denti, io sistemo i nostri giacigli attorno ad un bivacco centrale.
Appena mi raggiunge con al seguito il corpo di un cervo adulto, rendo subito grazie ad Obad Hai e prego per l’anima dell’animale.

«Farai tutto questo ogni volta che mi procurerò del cibo?» chiede Enud vagamente indispettito, ma curioso di capire il motivo del mio comportamento.
«Si, mi spiace. Cacciare per qualsiasi motivo non legato alla sopravvivenza è un’offesa alla natura, potrei perdere i miei poteri. Un druido rinnegato può anche ottenere il perdono, ma a carissimo prezzo.»
«Ma io ho cacciato per sopravvivenza, abbiamo entrambi finito le nostre scorte» ribatte lui.
«Infatti non chiedo perdono perché tu abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma per ringraziare la natura ed il mio Dio di averci concesso questo dono, tranquillo. Prego per l’anima del cervo perché in ogni caso si è dovuto sacrificare per noi; ciò non significa che la nostra vita abbia più valore, è solo questione di catena alimentare» gli spiego con calma.
«Hai Capisco, è un pensiero molto bello e lo rispetto»
«Grazie, lo apprezzo. Prepara la carne, a tagliarla voglio pensarci io»
«Perché? E’ dura la carne di cervo, farai fatica.»
«Vedrai.»

Preparato tutto, faccio mettere Enud alle mie spalle ed allontanandoci di un paio di metri dal pezzo di carne, lancio la bussola verso di esso.
La bussola si scompone, aprendosi e rilasciando una trentina di lame rotanti che tagliano in modo secco e preciso il cerco in pochi secondi.

«Cosa….cosa ho appena visto?» chiede strabuzzando gli occhi incredulo.
«Una bussola. Vieni, ti racconto mangiando.»

Durante la cena racconto tutto ad Enud, compreso il fatto che sapessi con certezza assoluta che Maraug era vivo alla Resistenza.

«Se volevi sorprendermi, ci sei riuscita senz’ombra di dubbio. Ma non ne hai bisogno, sei già straordinaria» si avvicina a baciarmi «E solo gli dei sanno quanto ti voglio ancora» aggiunge carezzandomi la gamba con il braccia ancora di pietra.
«Dammi il braccio, devo curartelo» gli rispondo in preda al panico, cercando di mantenere il controllo dei brividi che mi percorrono tutta la schiena al solo pensarci.

Verso un paio di gocce della fialetta datami da Bilu sul suo avambraccio e la roccia si sgretola come sabbia, rivelando il braccio tornato completamente normale.
Mi ringrazia stupito, anche se un po’ rabbuiato per il mio presunto rifiuto.

«Ora posso averti tutto intero» gli dico, guardandolo negli occhi.

Un banco di nebbia subito dopo si alza ed Enud si raccoglie i capelli di nuovo.

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