Giorno 9

L’antidoto

Salutato il draghetto saprofago che mi era rimasto accanto tutta la notte, raccolgo le mie cose ed esco dalla grotta.
Trova a terra il pugnale col quale avevo fissato a riva la mia imbarcazione: non aveva retto la presa e la barca si era allontanata di una decina di metri.
Mi guardo attorno, cercando di pensare ad un modo per riavvicinare la barca, ma so in cuor mio che non mi rimane scelta: devo raggiungerla a nuoto, immergendomi nella melma viscida dell’acquitrino.

“Lo sapevo che non era una buona idea, dannazione, non ho mai fortuna con i viaggi in mare, o acquitrino”

Una volta a bordo torno a prendere lo zaino e le armi, poi faccio ritorno a Mojul.

«Signorina, che le è accaduto?» chiede trattenendo le risate un pescatore.
«Nulla, lasci perdere. Piuttosto, sa dove posso lavarmi via questo fango?» rispondo stizzita.
«Appena dietro quella casa laggiù c’è una piazzetta con il depuratore di acqua, lì può darsi una ripulita»
«Grazie infinite, buon uomo» lo ringrazio, correndo via.

Tornando verso il negozio di Bilu per consegnarli le foglie di rampicante che mi aveva chiesto, mi accorgo di una presenza che mi segue da lontano.
Me ne sono resa conto troppo tardi, sento un dardo sfrecciarmi vicina la guancia e girandomi vedo una figura scappare via.
Cerco di rincorrerla per raggiungerla ed affrontarla prima che scomparisse tra la folla, ma fortunatamente alcune guardie sentono il trambusto che stiamo creando e riescono a fermare il mio attentatore.
Appena li raggiungo scopro che il misterioso cecchino è lo stesso uomo che ci aveva indicato la bottega di Bilu il giorno prima.
Enud e Cuthbert vengono a loro volta attratti dalla scena e si mettono al mio fianco per proteggermi.

«Maledetti non umani, fate schifo! Qui non vi vogliamo, andatevene tutti! Apartire da quello gnomo incapace fino a questa stupida puttana» si mette ad urlare, sputandomi in faccia.

Mi ripulisco il viso, quando immediatamente vedo Cuthbert tirargli un pugno in faccia talmente forte da deviargli il setto nasale, a sentire le urla dell’uomo.
Tengo fermo Enud, visibilmente intenzionato a fare altrettanto:

«Lascia stare, non fa nulla»
«Perché lui può difenderti e io no?» chiede infastidito.
«Perché non l’ho visto, o avrei fermato anche lui» rispondo «Cuthbert, andiamo. Non dovevi farlo. »
«Invece si, non perché sei tu, ma per dimostrare che non siamo tutti così. Questi vigliacchi devono imparare ad essere più tolleranti » risponde Cuthbert «Se devi odiare qualcuno, odia me: ragazzi, portatelo via, ci parlerò più tardi.»

Enud mi tiene un braccio attorno al fianco, non capisco se lo stia facendo per sopperire alla protezione che non ha potuto darmi o se per “marcare il territorio” nei confronti di Cuthbert, il quale poteva avermi conquistata col suo gesto eroico.
In ogni caso lo abbraccio a mia volta, sorridendogli serena; poi gli racconto della mia serata passata in compagnia del saprofago.

«Strano si sia fidato così»
«Beh ho usato i miei poteri, molti di essi calmano e rendono docili gli animali; certo, con i saprofagi è un po’ ardua, essendo parenti stretti di draghi»
«I draghi non sono animali?»
«Non del tipo col quale si può stabilire un contatto; hanno un linguaggio tutto loro, come già sai. Io non conosco il draconico, perciò a meno che io non incontri un drago che si sappia esprimere in un’altra lingua a me conosciuta non ci potrei parlare» spiego ad Enud «Ad ogni modo ho usato le parole che mi hai insegnato.»
«Sono contento ti siano servite»

Cuthbert ci raggiunge in quel momento; mi chiede di consegnargli la pianta rampicante e di aspettarlo per pranzare assieme.
A consegna conclusa, ci spiega il luogo in cui Bilu e lui si sono accordati per mettere in scena il nostro piano:

«Riassumendo, io mi sentirò male ed Enud correrà a chiedere aiuto a Bilu…»
«Ed io? Non era compito mio quello?» lo interrompo.
«Si, lo era fino ad alcune ore fa. Ho una certa influenza a Mojul, ma dopo i fatti accaduti sarebbe sospetto se ci vedessero assieme, meglio non rischiare»
«Mi dispiace, vorrei poter aiutare»
«Non è stata colpa tua, non ti scusare, vedrai che ce la caveremo» mi tranquillizza Cuthbert.
«D’accordo io vi aspetterò alla bottega di Bilu allora. Buona fortuna ragazzi.» li saluto.

Mi affretto verso il bazar dello gnomo, che mi accoglie con il suo tipico buonumore; aspettando che l’ora concordata scoccasse mi mostra l’antidoto che ha avuto modo di ricavare dal veleno delle frecce.
Mi dona una fiala con del liquido argentato, legato ad un filo per poterla all’occorrenza legare al collo: quella sostanza è sangue di angelo e una sola goccia basta a guarire una vasta zona, tutto il braccio, nel caso del mio compagno.

«E’ stato abbastanza semplice estrarre il sangue d’angelo dal veleno della freccia, è molto raro come immaginerai, tienilo da conto»
«Grazie, ti sono riconoscente»
«Te lo consegnerò appena arrivati i primi clienti, ora però vorrei farti una domanda; questa freccia è davvero strana, dove l’hai trovata?»
«Eravamo poco più a sud delle città dimenticate, un centauro ci ha attaccati nel bel mezzo del nulla»
«Un…un centauro? Nelle terre grigie?» si sorprende lo gnomo «Questo si che è davvero un bel mistero, se si aggiunge che la freccia è elfica, forgiata in una fucina nanica e intrisa di sangue d’angelo avvelenato, che si trovano raramente nella zona dei monti Bongd, molto più ad est rispetto dove ci troviamo ora…»

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