Giorno 7

Enud

All’entrata della grotta più accessibile troviamo un gruppetto di draghetti saprofagi, i quali al sentirci arrivare in parte si agitano: tento di calmarli usando i miei poteri, ma diventano improvvisamente mansueti quando Enud dice loro una frase in una lingua che non conosco, ma che non mi sembra nemmeno la sua.

«Come hai fatto? Non mi sembra fosse nessun tipo di elfico quello che hai usato»
«No infatti. E’ un draconico particolare, tipico di queste creature.»
«E cosa avresti detto? Insegnami» gli chiedo affascinata.
«Vjara ru, slojat na vaghena» dice Enud, con uno schiocco di lingua finale «Si traduce pressappoco come: “Calmati drago,non voglio farti del male”»
«Come sai questa lingua e perchè sei così legato a questi animali?»
«Uno di loro era mio amico» si rabbuia improvvisamente.
«Amico?» chiedo perplessa.
«Già, era diverso dagli altri, aveva una malattia debilitante che gli procurava una specie di tic nervoso: quando era agitato o arrabbiato sferzava la lingua, come un serpente. Era escluso dai suoi stessi simili per questo, era un reietto come lo ero io; gli altri lo schernivano a causa della sua malattia, ripetendo spesso un verso, simile ad “Enud”»

Sospiro dallo stupore, avendo completamente dimenticato che il suo fosse un nome il codice.
Mi sento triste per un momento, pensando al fatto che stavo provando dei sentimenti sempre piiù profondi per una persona di cui nemmeno conoscevo il vero nome.
Probabilmente non me lo direbbe nemmeno ora, se glielo chiedessi, lo saprò in ogni caso quando Nares sarà libera e l’organizzazione disciolta.

«Esma, tutto ok? Non volevo impensierirti così» si preoccupa.
«Perdonami, avevo dimenticato di non sapere i vostri veri nomi»
«E perchè ti rattrista?»
«Perchè se, ad esempio, fosse successo qualcosa a Maraug e fosse morto, non averlo potuto salutare col suo nome vero mi ferirebbe, sarebbe come se non ci fossimo mai conosciuti, in un certo senso»
«Capisco. Mi dispiace Esma, te lo rivelerò appena tutto questo sarà finito ed il pericolo di essere rintracciato diminuirà. In ogni caso, solo Varrick oltre a noi due usa un nome in codice, perchè siamo tutti e tre fuggiti dai nostri regni di appartenenza»
«Non ti preoccupare, aspetterò» poi aggiungo, tornando al discorso principlae «Ora comunque posso capire la tua ira verso il bracconiere di giorni fa e perchè non volevi ti chiamassi come lui. Ma come mai poi vi siete separati?»
«Non ci siamo separati, è morto. Viaggiavamo sempre assieme, guardandoci le spalle a vicenda, finchè un giorno siamo arrivati nei pressi dell’Accademia di Holsat, sui monti Bongd. Purtroppo siamo finiti in un labirinto di addestramento degli “artefici”, o così li ho sempre sentiti chiamare: sono dei maghi che creano artefatti magici da elementi naturali, simili al tuo bastone con la rosa. Quel labirinto era pieno di trappole, stavo per morire in una di esse, ma Enud si è sacrificato per salvarmi la vita. Non credo di essermi mai sentito più arrabbiato in vita mia, ho raso al suolo tutta l’area, andandomene sabito dopo, senza che nessuno mi avesse visto»

Lo abbraccio senza dire nulla, improvvisamente molti dei suoi comportamenti prendevano senso: se si irrita nel ricevere aiuto, ma fa di tutto per proteggere chi gli sta a cuore, anche a rischio di diventare eccessivamente premuroso, è perchè è sempre rimasto solo, dopo che chi amava si è sacrificato per lui.
Si è colpevolizzato durante tutti questi anni per non aver fatto niente, per essere stato debole e aver lasciato che gli altri se ne andassero per colpa sua; Nares è un simbolo per lui, è l’occasione di reagire al suo dolore, di dimostrare che può cambiare il corso degli eventi ed essere lui a proteggere finalmente la persone a cui tiene.
Mi stringe a sua volta, tremando leggermente mentre mi tiene dolcemente la testa appoggiata al suo petto, da cui riesco a sentirgli battere il cuore, nonostante l’armatura.
Mi sposto dopo un pò, sdraiandomi a terra ed appoggiando il capo sulle sue gambe:

«Mi fai vedere la tua ocarina?» gli domando.
«Certo, tieni. La sai suonare?» chiede porgendomela.
«No, però è strana, di azzurre non ne ho mai viste»
«Ricordi il pozzo nella foresta di pietra?»
«Purtroppo si, ma cosa c’entra ora?»
«Sul suo fondo c’è una zona sotterranea, ho trovato lì questa ocarina. Non sono arrivato a scoprirne i segreti, ma lei è sicuramente la chiave dei suoi enigmi; purtroppo non sono un bardo, so suonare solo questa melodia che hai già avuto modo di sentire, che uno di essi mi ha insegnato»
«Capisco, nemmeno io ti posso aiutare. Magari un giorno ne conosceremo uno e torneremo assieme ad esplorare quel pozzo. Se è vero che l’epicentro della maledizione proviene da esso, al suo interno troveremo sicuramente la fonte che la scatena» rispondo decisa «Ora però è tardi, mi suoneresti quella canzone?»

Enud sorride dolcemente ed annuendo mi tende la mano per riavere la sua ocarina.
Mi addormento cullata dalle dolci note che suona per me, assieme ai draghetti saprofagi, che si distribuiscono tutto intorno a noi.

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