Giorno 7

Il rispetto

Torno tra le truppe incuriosite dal fascio di rami che avevo raccolto, chiedendo loro se ci fosse qualcuno in grado di applicare una protesi ad Init:

«Io so farlo, ma con una gamba di legno vera; quei miseri legnetti non servono a nulla, avresti dovuto prendere un ceppo grosso da un tronco, ma ci vorrebbe comunque troppo tempo per scolpirlo. Eppure dovresti intendertene di tronchi, elfa» risponde uno di loro, suscitando l’ilarità generale.

Contenendo la mia ira, mi concentro ed attraverso uno dei nuovi incantesimi acquisiti questa mattina, unisco prima in fascio di rami in un unico blocco di legno, poi lo modello nella forma di una gamba, nella misura adatta ad un goblin.
Completata l’opera il silenzio cala attorno a me, tutti i soldati si sono ammutoliti di fronte ai miei poteri.
Porgo la protesi al soldato, fissandolo negli occhi ancora furibonda:

«Già, a quanto pare me ne intendo. Mi chiamo Esma Cirith e sono anche brava a insegnare il rispetto e chi non sa stare al proprio posto. Ti consiglio di stare attento a come ti rivolgi a me.» lo minaccio, riferendomi a tutti i presenti che avevano riso assieme a lui.

Molti di loro abbassano lo sguardo, gli altri mostrano riverenza spaventati, Varrick mi osserva stupito:

«L’hai sentita rimbambito? Mettiti al lavoro, Enud ha appena finito»
«S-si, perdonatemi» risponde dispiaciuto e inquietato l’uomo.

Le truppe ci aprono stupefatti la strada verso il luogo in cui avevo lasciato i miei due compagni: Init giace a terra urlando e mordendo un panno per sfogare il dolore accecante che provava, Enud gli sta accando stringendogli la mano, praticamente coperto di sangue.

«Varrick, nessuna notizia da Maraug?»
«Purtroppo no, dovremo aspettare ce la diate voi. A questo punto temo per la sua vita» risponde il nano.
«Noi?»
«Mentre ti sei allontanata Enud mi ha parlato del suo braccio e si è offerto di andare a cercare lui stesso Maraug, deviando prima per Mojul, dove so che dovrebbe esserci un alchimista in grado di guarirlo»
«Quindi questo “noi” lo stai deducendo tu?» rispondo scaldandomi vistosamente.
«No, non lo deduco, te lo ordino. Abbiamo già lasciato Maraug solo e ferito, non può sparire anche Enud; andrete assieme e tornerete assieme.»
«D’accordo, scusami»

Circa mezz’ora dopo Init viene portato via in barella, finchè la gamba non si sarà stabilizzata e io ed Enud salutiamo tutti, separandoci e dirigendoci verso nord.

«Di che discutevi con Varrick?» mi chiede Enud una volta soli.
«Di nulla, ho frainteso le sue parole. Dopo le maniere degli uomini di stamattina sono abbastanza irritabile»

Arriviamo ad un ruscello, dove Enud si ferma per lavarsi via il sangue dall’armatura e dai capelli:

«Scusami se non ti ho difesa, pensavo sarebbe stato peggio»
«Si, avresti peggiorato la situazione. Non mi avrebbero più considerata loro pari, ma solo come una donna da passarvi tra voi» gli rispondo io.
«Beh, a quel punto sarei intervenuto sicuramente e avrei messo in chiaro io le cose»
«E come stanno le cose, Enud?» chiedo con i cuore che mi batte all’impazzata.
«B-beh ehm…tu sei libera di fare quello che vuoi» risponde agitato, poi si volta verso di me e guardandomi profondamente negli occhi aggiunge «…ma se sceglierai qualcun altro, con me avrai chiuso»
«Lo stesso vale per te»

Lo seguo, senza riuscire a trattenere un sorriso; appena fuori dalla foresta vedo davanti a noi l’acquitrino di Sertad.
Era una zona daversa da quella in cui ci eravamo fermati giorni fa: alcune grotte contornavano quel versante, altre formavano delle piccole isolette al suo centro; più lontano si vede una piccola cittadina fatta di casupole costruite come palafitte sopra l’acquitrino.

«Quella è Mojul, è lì che siamo diretti. Come vedi si sta facendo buio, perciò per stanotte converebbe rifugiarsi in una delle grotte sulla terraferma»
«Ma non troveremo i saprofagi? Entreremo senza permesso nel loro territorio» gli rispondo io.
«Non hanno un senso di territorialità così spiccato, ma in ogni caso lascia fare a me»

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