Giorno 6

Lo spettacolo

I tre seguaci di Meriam si fanno sempre più vicini, non potevo indietreggiare per molto tempo, quella stanza era molto piccola e l’altare imgombrante.
Tento di colpirli tutti assieme facendo roteare il bastone, come usualmente si fa per scacciare i lupi; purtroppo però la fiamma della rosa si concentra e brucia solo l’ultimo nemico.
Alla vista del fuoco i primi due si spaventano e se la danno a gambe, lasciando sole me e una ragazza che mi sembrava familiare.

«Tu mi hai rubato i soldi stamattina?».
«No, forse ti ricordi di me perchè ho cercato di ridarteli in cambio della tua alleanza, ma hai rinunciato. Hai detto che non ti interessava uccidere Niro, ma quello che avete fatto tu ed i tuoi compagni ormai ore fa non mi sembra molto leale, non ti sembra?» risponde lei.
«Noi non vogliamo ucciderlo, abbiamo ben altri scopi».
«Non mi interessa, sai quanto darei per ricevere l’opportunità che ti ha dato Meriam? Tu l’hai rifiutata ben due volte, non puoi uscire viva di qui» mi blocca la menestrella, estraendo la sua spada.

Riesco con difficoltà a sconfiggerla, grazie alla fiamma del mio bastone; sarei certamente morta se gli altri due menestrelli non fossero scappati.
Tento di chiamare Meriam, ma non mi risponde,perciò cerco di aprire cautamente la porta con ben poche speranze di riuscire ad aprirla così facilmente: è bloccata.
Le tento tutte, senza ottenere risultati, così mi metto a ragionare: nessuno aveva chiuso la porta durante il combattimento e Meriam non la stava controllando in quel momento, eppure i menestrelli erano entrati ed usciti a loro piacimento.
Arrivo alla conclusione che ci debba essere un lasciapassare, un oggetto magico che permetta ai menestrelli di oltrepassarla; comincio a cercare di svestire la nemica a terra in cerca di esso, ma non trovo nulla, se non questa sorta di divisa che la ragazza aveva in comune con gli altri.
Presa dalla disperazione, tento l’ultima spiaggia ed indosso i vestiti da menestrello, fortunatamente la donna contro la quale mi ero battuta portava la mia taglia.
Mi avvicino alla porta, la spingo e finalmente si apre lasciandomi uscire da quella terribile stanza.
Dinnanzi a me si estende un lungo corridoio buio, illuminato da una luce lontana sul fondo che non riesco a distinguere esattamente e da alcune fonti di luce provenienti da dietro numerose porte laterali, da cui sento distintamente alcune voci di donne che parlavano di uno “spettacolo” da poco concluso.
Probabilmente mi trovo sul retro del bordello e dietro quelle porte devono esserci i camerini, perciò seguendo questo ragionamento quella luce lontana dovrebbe portare al palco del locale: da lì mi basterebbe uscire dalla porta principale e sperare di uscirne viva e tornare dai miei compagni sana e salva.
Non avendo nessuna informazione riguardo la conformazione di quel posto, non mi rimaneva che rischiare il tutto per tutto: avanzo silenziosamente fino adietro la tenda del sipario ed oltre essa vedo il locale vuoto ed un minotauro intento a sistemare i tavoli.
Mi rivesto in fretta della mia armatura, lasciando a terra la vesti da menestrello; attendo che il minotauro mi dia le spalle ed esco allo scoperto, cercando la via d’uscita senza farmi sentire.
Punto tutto sulla fortuna e sul mio passo leggero da elfo: so spostarmi in un bosco pieno di foglie e sterpi senza farmi udire, quel pavimento così liscio sarebbe stato uno scherzo per me.
In uno spazio così ristretto sarei comunque entrata nel suo campo visivo presto o tardi, così decido di coglierlo alle spalle, accecandolo col mio lampo prima che riesca a vedermi, poi approfitto della sua confusione per scappare a gambe levate.
Appena oltrepassata la soglia del bordello incappo in Vakolgad e vedo pochi metri più in là anche Init e Varrick.

«Santo cielo Esma! Sei viva! Cos’è successo?» esclama Vakolgad.
«Scappiamo, veloci! Prima che arrivi qualcuno» li esorto, sentendo il monitauro avvicinarsi verso l’uscita dell’edificio urlando di dolore.

Corriamo più veloce che possiamo alla villa e nel tragitto racconto loro della mia disavventura con Meriam e i suoi seguaci, mentre loro mi spiegano che mi stavano cercando senza sosta da ore, ma alcuni menestrelli, tra cui un paio con una maschera da uccello sul viso, li facevano svenire cancellando loro la memoria per intralciarli.
Ascoltavo e tacevo, Varrick sapeva cosa mi stava segretamente turbando:

«Enud è alla villa» mi dice.

Io non rispondo, ma il nano riesce a riconoscere all’istante la natura del mio silenzio, prima sorpreso, poi arrabbiato e deluso.

«Anche lui è venuto a cercarti con noi, ma non era più in sè, così se ne è andato e ha detto che sarebbe tornato alla villa ad aspettarti, nel caso fossi tornata da sola. Mi sarò anche sbagliato su di te, Esma; ma su Enud non ho dubbi, non si è mai comportato in quel modo prima d’ora» aggiunge il nano.
«Non ha importanza» sussurro tra me e me.

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