Giorno 6

Quando il nove arriverà al nove

Il mio sonno è disturbato da una sensazione di irrequietudine che mi fa rigirare più volte nel letto; mi volto a guardare fuori dalla finestra, per capire se fosse ancora notte fonda o se stesse finalmente per albeggiare.
Il cuore quasi mi scoppia nel petto quando vedo una figura nera incappucciata alla finestra, la stessa che Morpheus mi aveva fatto vedere giorni prima: il mio inseguitore mi stava fissando fluttuando oltre essa.
Salto fuori dalle lenzuola, coperta solo dalla mia camicia blu ed armata della mia spada: tremante mi avvicino alla finestra e comincio a notare che si tratta di un’immagine fissa, di un’illusione, perciò arretro di nuovo verso il letto e scuoto Enud per svegliarlo, senza mai staccare gli occhi dalla finestra.

«Cosa c’è? Lasciami dormire ancora un pò..» si lamenta.
«Enud cosa vedi fuori dalla finestra?»
«Vedo che è appena l’alba e mi hai svegliato troppo presto»

Chi stava manovrando quell’illusione e cosa voleva comunicarmi? Ero in pericolo? Perchè non parlare allora? Chiaramente è un messaggio rivolto a me, che nessun’altro, nemmeno Enud, doveva vedere.
Solo un nome mi balena nella mente, capace di dare senso a questa strana situazione.

«Esma tutto bene? Che ci fai con quella spada?» mi chiede Enud.
«Enud, tu credi che Morpheus sia veramente il dio del sogno?» domando io.
«Non ricordo il suo nome, ma sono abbastanza sicuro che non sia Morpheus, per questo non mi fido. Ti ha contattata di nuovo?» mi chiede.
«Credo stia cercando di parlarmi, c’è un’illusione alla finestra, ma riesco a vederla soltanto io. Non promette nulla di buono, credo che “lui” sia qui» dico inquietata.
«Lui…il tuo inseguitore?» chiede Enud.
«Già…Morpheus non mi ha rivelato il suo nome, ma penso che anche conoscendolo non avrei coraggio di pronunciarlo» rispondo agitata.

In quel momento sentiamo del chiasso al piano di sotto, un misto di urla tra il crepitìo delle fiamme; il locale sta andando a fuoco, così Enud si alza e mi precede, aprendo la strada verso l’uscita. Piano piano, cercando di muoverci più silenziosamente possibile, arriviamo sulle scale per il piano inferiore, dove non vediamo nessuno, solo alcune persone morte tra le fiamme ed un biglietto attaccato al muro con un pugnale.
E’ stato scritto metà in elfico alto, metà in nanico, perciò deve essere per forza indirizzato a me, conoscendo entrambe le lingue:

“Quando il nove arriverà al nove,
sarà del Tempus Finis l’inizio.
Nove sono gli dei del male
nove sono le virtù del male,
quando il nove arriverà al nove.”

«Che significa?» chiedo ad Enud, traducendo il biglietto.
«Non ne ho idea, ma dobbiamo uscire in fretta di qui, allontaniamoci» mi risponde.

Fuori dal locale, Enud indossa la sua cappa per non dare nell’occhio, mentre io cerco di spostare i capelli in modo da coprirmi lateralmente il viso.
Allontanati verso il centro Enud sembra ricordare:

«Esistono nove dei del male e i loro nomi iniziano tutti per M, mi è venuto in mente solo ora» afferma stranito.
«Come Morgat Diaf! Lui sicuramente è uno di loro. Anche Morpheus inizia per M…» rispondo pensierosa.
«Non credo sia nemmeno uno dei nove, quello che sospetto è che Morpheus finga di essere una divinità» risponde Enud.
«Non capisco più niente, perchè risparmiare proprio noi? Chi ha lasciato quel biglietto conosce la mia storia e sa da dove vengo, ma perchè non uccidermi e basta? Perchè uccidere tutti gli altri?» rifletto sconsolata.
«Esma, capisco sia strano e difficile da comprendere, ma non pensarci se ci riesci, va bene? A volte rimuginare troppo è controproducente, per ora siamo salvi, cerchiamo di stare in guardia, ma tranquillizzati un pò» cerca di rassicurarmi lui.

La luce del mattino è alza e finalmente vedo Robdo, una città molto ricca e piena di vita.
Arrivati in centro osservo l’enorme piazza principale, piena di negozi, bancarelle ed animata da musica di menestrelli e giocolieri.
Su tutta la piazza si affaccia un meastoso edificio, che immagino sia il municipio, decorato esternamente da un grande festone: “Viva Niro, generoso ed amato sindaco di Robdo”.
Mi volto a chiedere ad Enud se avesse stabilito un luogo d’incontro dove riunirsi a Varrick, ma lo vedo talmente concentrato nell’osservare con aria lasciva il bordello cittadino, che opto per schiarirmi la voce rumorosamente in modo da riottenere la sua attenzione.
Dopo essersi voltato con un’espressione da finto tonto verso di me, gli chiedo:

«Qual è il piano? Perchè vorrei approfittare del mercato per fare alcune compere» gli chiedo.
«Perfetto, fai pure; io vado a cercare Varrick, dove ci ritroviamo poi?» risponde.
«Non credo mi ci vorrà molto, so già cosa prendere. Va bene qui davanti alla fontana centrale?» domando.
«Certo, a dopo allora» mi saluta.
«Buona fortuna» replico.

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