Giorno 5

Orcynx

Al mio risveglio mi sento molto riposata, di fianco a me Enud dorme serenamente, così mi alzo con cautela per non svegliarlo.
A mente più lucida ricordo di aver portato con me un piede di porco, quindi cerco nel mio zaino e tento di scassinare la porta sigillata davanti al letto, più silenziosamente possibile.
Mettendoci un pò più di tempo riesco ad aprirla ed oltre essa osservo una piccola stanza di forma cilindrica a cielo aperto, senza tetto: un unico oggetto sta al suo centro, una bacinella ripiena di uno strano liquido; temendo qualche altra trappola decido di aspettare che Enud si svegli.
Sul comodino di fianco al letto vedo riposto un unico libro separato dagli altri, a cui il tempo aveva rovinato la copertina, rendendola illeggibile.
Sembra che le pagine siano talmente sottili da potersi sbriciolare tra le mie mani, presto quindi molta attenzione a non strapparle leggendo.
Raccolgo informazioni frammentarie, non conoscendo a fondo la lingua antica,ma riesco ad unire i vari pezzi ed intuire il senso generale.

“L’Orcynx, chiamata anche Recordarium…
…un contenitore di ricordi…
Ne esistono due al mondo di cui si ha testimonianza…
L’Orcynx imprigiona i ricordi che sono stati immersi al suo interno col passare degli anni…
…liquido al suo interno, o Flusso di coscienza, mostra tutte le informazioni contenute in ciò che bagna…
…visibile per pochi secondi…
…liquido indissolubile…
Immergendo nell’Orcynx la testa si entra nel mondo dei ricordi…
…è possibile conoscere tutto il suo contenuto, ma se impreparati, si puà rimanere bloccati per sempre…
…due modalità…
…potenti stregoni, la loro mente resiste…
…Bruxit, un’erba da sintetizzare alchemicamente o da masticare, fornisce protezione ed aumenta le possibilità di ritorno sicuro…”

Mi sembra chiara, a questo punto, la natura della bacinella ritrovata nella stanza cilindrica; come riprova prendo uno dei fogli strappati che vedo a terra e lo immergo: il fluido al suo interno luccica e proietta come ombre le parole scritte sul foglio, ma dopo pochi secondi sparisce l’effetto.
Muoio dalla curiosità di conoscerne il contenuto, magari potrei scoprire qualcosa che mi potrebbe aiutare con la mia amnesia, ma mi rendo conto di non essere abbastanza potente per uscirne illesa.
D’altra parte non ho mai sentito parlare della “bruxit”: potrebbe essersi estinta, assieme agli elfi antichi, potrebbe chiamarsi in un altro modo o potrebbe anche trovarsi appena fuori dalla palizzata del villaggio per quel che ne so, ma non sarei in grado di riconoscerla, perchè sfortunatamente nel libro non viene descritta.
Enud sta ancora dormendo, con un braccio alto sotto il cuscino e l’altro proteso lungo tutto il materasso: mi starebbe abbracciando se fossi rimasta a letto.
Mi reco verso il resto della libreria in cerca di ulteriori informazioni, ma solo un libro è in condizioni decenti e abbastanza comprensibile: “I foregrimm: le creature della nebbia”.
Questo volume è scritto a mano da un certo Marohn, un druido esperto di alchimia, che doveva con tutta probabilità essere vissuto in questa casa.
Torno verso il letto e sposto delicatamente il braccio di Enud per farmi posto accanto a lui per leggere il diario sui foregrimm; non faccio in tempo a finire la prefazione che me lo ritrovo di nuovo in grembo.
Questo rompiscatole è talmente tenero da addormentato che non mi oppongo, anzi, gli sposto una ciocca di capelli da davanti al viso e gliela porto dietro le orecchie appuntite, accarezzandogli la testa.
D’un tratto Enud sposta la testa contro la mia mano e gli sento sussurrare chiaramente il mio nome, così mi stacco subito e fingo di essere concentrata sul mio libro.

«Buongiorno, sei sveglio finalmente» esclamo, facendo la finta tonta, senza staccare gli occhi da ciò che sto “leggendo”.

Non ottengo risposta, perciò lo guardo con la coda dell’occhio e scopro che non si era svegliato, dorme ancora, con un sorrido abbozzato sul volto.

“Mi sta sognando? Sembra così sereno…e poi, quella reazione del suo corpo…”

Non capisco se lui provi qualcosa per me, ma di sicuro, nonostante il suo caratteraccio, a me ci tiene molto.
In ogni caso, metto a tacere ancora una volta tutti questi futili pensieri, dicendomi che non è importante e mi concentro sulla lettura:

“In un piano diverso, ma parallelo al nostro, vivono delle strane creature, “foregrimm” mi hanno detto di chiamarsi, almeno così suona nella loro lingua, il grimaud.
Essi sono visibili ad un occhio attento quando si alza la nebbia oppure al calore del sole, tra le onde che crea all’orizzonte è possibile scorgerne la forma.
Io li ho conosciuti grazie ai miei speciali occhiali, costruiti da me appositamente per entrare in contatto con loro.
Non sono ostili, sempre che non li si attacchi, ma ciò vale per chiunque del resto…”

Qui il diario non è più leggibile, perciò lo ripongo sul comodino affianco a me; allungandomi per raggiungere il mobiletto, Enud finalmente di sveglia.

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