Giorno 4

Manai te aiuul

Il profumo di tè che pervade la camera mi sveglia dolcemente e sento le lenzuola vuote accanto a me, Enud si è già alzato.
Sul comodino trovo appoggiato un vassoio con la colazione preparata per me, così comincio a sorseggiare la mia tisana, pensando a dove fosse finito il mio compagno d’avventura.
Mi giungono all’udito alcuni strani rumori, come dei colpi secchi che sbattono contro qualcosa di molto duro.
Preoccupata per Enud, corro alla finestra per vedere cosa stesse accadendo là fuori e finalmente lo vedo, mentre prende a pugni un albero; in preda alla confusione che mi crea questa strana scena, mi affaccio e lo chiamo:

«Enud!»
«Buongiorno Esma, hai dormito bene stanotte?» chiede, un pò per gentilezza, un pò per provocazione.

«Si, grazie della colazione, sei stato davvero gentile» lo ringrazio, cambiando argomento.

Mi rimetto in fretta l’armatura e lo raggiungo fuori, presa dalla curiosità di sapere cosa stesse facendo.

«Si può sapere perchè maltratti un povero albero?» chiedo confusa.
«Sto raccogliendo della legna. Ieri abbiamo terminato la scorta di Siffi, perciò qualora tornasse voglio che trovi tutto al proprio posto.»spiega Enud.
«Ma questa foresta non è fatta di pietra?» dico sempre più confusa.

Enud si scosta lasciandomi libera la visuale: parte della pietra che ricopriva la zona colpita si è staccata e giace alle radici dell’albero, lasciando scoperta la vera corteccia.

«Qui siamo lontani dalla foce dell’incantesimo e gli alberi più esterni al suo raggio hanno subìto un effetto più superficiale, per cui colpendoli, tornano normali.» mi conferma.

Lo aiuto a portare dentro la legna che aveva già raccolto, dopodichè riunisco le mie cose, preparandomi a riprendere il viaggio.

«Bene, se sei pronta possiamo partire; direi di proseguire verso la Resistenza Orchesca per vedere se possiamo aiutare in qualche modo Maraug, per poi andare assieme a Robdo. La via più veloce entra nella foresta e la taglia a nord, passando quasi affianco al pozzo.» propone Enud.
«Ma non sarà pericoloso?» gli chiedo.
«Certo che si, ma l’alternativa sarebbe allungare la strada girando attorno alla foresta come abbiamo fatto venendo qui e abbiamo visto che non saremmo al sicuro in ogni caso. Ti farò strada io, tu concentrati e seguimi senza farti distrarre da eventuali suoni o presenze che potremmo incrociare» mi raccomanda.
«D’accordo, ma questa foresta diventa buia già solo dopo pochi metri, senza luce come sapremo dove camminare?» chiedo incerta.
«Ci penso io a questo, tu tieniti stretta a me» risponde Enud, estraendo la spada e concentrandosi:

Manai te aiuul

Sussurra queste parole alla sua arma, che improvvisamente si illumina e si accende di una luce abbastanza potente da guidarci dentro la foresta.

«E’ la tua lingua? Che hai detto?» gli domando stupita.
«Si, significa più o meno “Illuminati, o mia spada”. Il suo nome è Mannaith, è la spada reale di Mostrad, la città reale degli elfi bianchi da cui io provengo.» mi racconta.
«Oh. Quindi ciò fa di te…un principe…un re?» chiedo col fiato sospeso.

Enud scoppia a ridere, cercando di contenersi il più possibile per non fare rumore ed attirare creature malvage.

«Solo tu riesci a farmi ridere in un momento e in un posto come questi. Mi spiace deluderti, ma non sono niente di tutto ciò.» ridacchia. «Mio padre era uno dei servitori dalla regina, per cui io e la mia famiglia siamo cresciuti nel palazzo reale, ma non possiedo alcun titolo. Sono diventato grande assieme al principe Chilith ed eravamo molto uniti. Purtroppo era sempre stato di salute cagionevole, quando si ammalò della malattia che alla fine lo uccise cercai di stargli accanto il più possibile. Questa spada doveva essere sua, ma senza fratelli, nè ovviamente eredi a cui lasciarla, la regina decise di donarla a me, essendo stato il suo migliore amico.» mi racconta.
«Mi dispiace Enud, erano questi i pensieri che ti hanno tenuto sveglio stanotte?» gli chiedo.
Enud è scosso da un sussulto improvviso: «E-eri sveglia anche tu? Comunque sia no, quei ricordi però riguardano effettivamente fatti accaduti di conseguenza a questi. Mi stupisco io stesso di averti raccontato questa storia, si contano su una mano le persone che ne sono a conoscenza» mi rivela.
«Grazie di esserti aperto allora, lo apprezzo molto» rispondo, mentre un sorriso mi si allarga sul viso.
«So che è azzardato, ma posso chiederti una cosa?» mi chiede fermandosi e girandosi verso di me per un momento.
«Certo, dimmi pure» rispondo spaesata dalla sua domanda improvvisa.
«Mi prometti di riportare Mannaith alla regina se dovessi morire?» guardandomi intensamente negli occhi.
«Va…va bene, Enud. Conta su di me» accetto la sua richiesta.

Continuiamo a camminare, addentrandoci in silenzio nel cuore della foresta, sempre più vicino al pozzo.
Cerco di guardare per terra o di fissare i lunghi e candidi capelli di Enud, riflettendo sulla promessa appena fatta: se pochissime persone erano a conoscenza della storia della sua spada, deve considerarmi davvero importante per fidarsi in tal modo di me. Ma c’è di più, molto di più: dalle premesse di quel giuramento si intuisce chiaramente come stia quasi dando per scontato che io rimarrò al suo fianco fino alla sua morte.

“E se liberassimo Nares e lui rimanesse in vita? Resterebbe con me?” penso.

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