Giorno 3

Il bustino rosa

Prima che Enud lasci la camera gli chiedo:

«Dove vai?»
«Appena dietro alla casa c’è un catino dove possiamo darci una lavata prima di coricarci.» risponde.
«Ehm, approposito, come facciamo per…»
«Non ti preoccupare, io dormirò di sotto questa notte, così tu avrai la stanza degli ospiti tutta per te.» mi assicura Enud.
«Ma di sotto non c’è nessun letto» gli faccio notare.
«No infatti, ci sarebbe la camera di Siffi, ma non mi fido ad entrare, non essendoci mai stato. Dormirò per terra accanto al fuoco, nessun problema.» risponde Enud.
«Per oggi direi che ne abbiamo passate abbastanza, dormi qui, il letto è grande e non mi secca dividerlo con te.» cerco di convincerlo, per averlo vicino se succedesse qualcosa durante la notte.
«D’accordo, a patto che tu non mi aggredisca» risponde ridacchiando.
«Ma chi ti tocca.» rispondo allo scherzo. «Piuttosto, il mio problema è che fuggendo non ho portato via nulla per la notte, finora ho sempre dormito nuda.» lo avviso imbarazzata.
«Mmh bene, vieni con me, ti mostro il guardaroba di Siffi, da dove potrai liberamente prendere ciò che ti serve.» risponde Enud fingendo distacco.

Mi alzo con cautela dal letto e scopro che il dolore alla schiena sta già migliorando, seguo Enud fuori dalla stanza e dal corridoio centrale del piano superiore entriamo un uno stanzino adibito a guardaroba.

«Ti lascio, tu e Siffi avete la stessa taglia, non avrai difficoltà a trovare qualcosa che ti vada.» dice, andandosene scendendo le scale.

Spulciando tra il vestiario da notte di Siffi trovo una camicetta azzurra, abbastanza lunga per coprirmi fino a metà coscia, e l’appoggio da una parte per indossarla dopo il bagno.
Avendo ancora tempo prima che Enud torni, dò un’occhiata generale al resto del suo armadio, tra i quali spicca un bustino rosa, totalmente diverso dal genere che distingue il resto dei suoi capi di abbigliamento.
Percepisco una strana luce violacea magica che viene emanata dal bustino e mi accorgo di essere attirata da esso, di volerlo toccare, ma mantengo la concentrazione e penso ad un modo per ricavarne ulteriori informazioni, senza cedere all’impulso che sento, conscia che probabilmente il potere che lo avvolge sia un’incantesimo di malia.
Sono talmente assorta, che non mi accorgo della presenza di Enud alle mie spalle, perciò ho un sussulto di spavento quanto sento improvvisamente la sua mano che mi chiama toccandomi sulla spalla:

«Scusami, credevo mi avessi sentito arrivare. Trovato qualcosa?» chiede Enud.
«Sssi, grazie.» non riuscendo quasi a parlare.

L’attrazione esercitata dal bustino è passata di colpo in secondo piano, quando vedo i suoi capelli ancora bagnati che gli scendono sulle spalle e sul torso nudo; cerco con fatica a comporre una frase di senso compiuto e a riferirgli i miei dubbi.

«E’ di Siffi questo bustino?» chiedo.
«Mmh, non mi sembra il suo genere, non credo di averlo mai visto prima d’ora, ma d’altronde non conosco a memoria tutto il suo guardaroba» risponde Enud, allungando il braccio per prenderlo in mano.
«Attento! Non toccarlo, è magico, potrebbe essere pericoloso» gli faccio notare allontanandolo.
«Strano però, non credo che se lo avesse incantato lei lo avrebbe riposto in mezzo agli altri vestiti. Ce ne preoccuperemo se e quando tornerà, hai fatto bene a non toccarlo, meglio non farlo per il momento» risponde Enud pensieroso.

Prendo la camicia e scendo al piano di sotto, trovo il catino nel punto indicatomi da Enud fuori dalla casa e cerco di fare presto perchè essendo quasi sera comincia a fare freddo.
Una volta tornata in camera, Enud mi squadra da capo a piedi, come per ricordare chi avesse davanti, credo a causa dei boccoli color castano scuro non più legati alla mia treccia; si morde un labbro ed inizia a fissare un punto immaginario dritto davanti a sè, cercando di non guardarmi.
Gli sorrido, trovandolo quasi tenero; per quanto sia bravo a nascondere le emozioni con la voce e con le espressioni del viso, la sua pelle bianca come la neve tradisce senza pietà il rossore del suo imbarazzo, per quanto si sforzi di rimanere impassibile.
Per farlo sentire a suo agio, mi giro su un lato a dormire, dandogli la schiena.

«Buonanotte Enud» gli dico.
«Riposa bene Esma» risponde lui.

Mi addormento velocemente, sotto il peso mentale e fisico sopportato durante la giornata e che finalmente stava scivolando via, alleggerendomi la testa.
Appena un paio di ore dopo riapro gli occhi e come prima cosa vedo il mio braccio attorno alla vita di Enud, mi ritrovo praticamente abbracciata a lui, dovevo essermi mossa nel sonno inconsciamente.

“Santo cielo, ora che faccio? Ci mancava solo questa, brava, complimenti Esma!” penso tra me e me.

A peggiorare la situazione noto che Enud è sveglio, quindi richiudo subito gli occhi, fingendo di dormire.

“Perfetto, ora non posso muovermi senza dover affrontare la situazione. Probabilmente non riesce a chiudere occhio a causa di quei brutti pensieri di cui aveva accennato, poverino. In fin dei conti è tanto fastidioso quanto carino: non mi sveglia neanche, non cerca di riportarmi sul mio lato di letto, anzi, si preoccupa di più di lasciarmi dormire tranquilla. Un abbraccio se lo merita.”

Rimango quindi appoggiata al suo fianco, quando sento distintamente la sua mano che mi passa tra i capelli e comincia ad accarezzarli: mi addormento di nuovo, più profondamente.

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