Giorno 3

La casa al limitare del bosco

Ci accertiamo dell’assenza di trappole, quindi tentiamo di aprire con delicatezza la porta d’entrata, che stranamente si apre senza sforzo.
Enud chiama Siffi, ma di nuovo non ottiene risposta, di lei non sembra esserci traccia, anche se la maggiorparte delle sue cose sembra essere rimasta al proprio posto.

«Resta qui, vado a vedere se la trovo al piano di sopra, tu non toccare niente, mi raccomando.» dice Enud.

Mi guardo intorno per ambientarmi in quel luogo sconosciuto: il piano terra è costituito da un’unica grande stanza aperta, che ospita un’ampia cucina con alcune mensole e credenze di legno scuro, vicino ad essa c’è un tavolo con delle sedie per ricevere gli ospiti e consumare i pasti; l’angolo opposto sembra adibito a biblioteca, con una comoda poltrona ed un tavolino circondati da un’enorme libreria ad angolo, mentre nella parete a lato vedo un grande camino, che con tutta probabilità riscalda da solo tutta la casa.
Infine, al centro della stanza è posizionato un tappeto circolare, sotto il quale individuo la presenza di una botola nascosta, ma nonostante io sia tentata di curiosare in ogni anfratto dell’abitazione, rimango ferma, udendo dalle scale i passi di Enud che è già di ritorno.

«Qui non c’è nessuno, è davvero strano, mi domando cosa le sia successo.» si chiede Enud. «Dubito sia nei guai, ma d’altra parte non capisco perchè avrebbe dovuto lasciare questa casa senza portare nulla con sè».
«Magari è semplicemente uscita e tornerà a breve» ipotizzo.
«Staremo a vedere, ma non credo avrebbe lasciato la porta aperta senza protezione magica» mi risponde.
«Certo che deve essere un tipo particolare questa Siffi per vivere in solitudine in un posto come questo» penso a voce alta.
«Da quel che so, lei si è appositamente trasferita qui con l’intento di far tornare alle sue origini la foresta di pietra. Devi sapere che la sua condizione attuale è causata da un maleficio: esattamente al centro di essa si trova un pozzo, lì è collocata la sorgente da cui si è dipanato un’incantesimo che l’ha ridotta in queste condizioni. L’intento di Siffi è di scioglierlo, facendo tornare al suo splendore la foresta verde e rigogliosa che era una volta.» mi spiega Enud.

Nel frattempo, lo vedo aprire con disinvoltura le ante della credenza, da cui tira fuori due tazze e un pentolino, che riempie con dell’acqua.

 «E’ ancora presto, ma per oggi direi che ci possiamo riposare. Io preparo una tisana, tu esci a prendere della legna dalla catasta appena fuori dall’uscio sulla destra, per favore? Così possiamo accendere il fuoco e scaldarci» mi chiede Enud.

Andando a svolgere la mia veloce commissione, ricordo di avere con me delle bacche curative, perciò una volta acceso il fuoco decido di offrirne qualcuna ad Enud:

«Grazie, sei davvero gentile, ma dovresti tenerle per momenti di maggior necessità e urgenza; qui sono già venuto un paio di volte, so dove rimediare bende e medicamenti. Dopo che avremo bevuto la tisana mi adopererò per recuperarli e guarirci.» risponde Enud.
«D’accordo. Ah, giusto, ho anche questo pugnale, siccome hai perso le tue daghe uccidendo il nightwolf tienilo tu, io non ne ho bisogno ora.» gli dico.
«Beh, ho sempre la mia spada, non sono disarmato. Ti ringrazio, ma non c’è n’è bisogno.» mi risponde lui, poi guardando meglio il pugnale «Ma questo è un pugnale di Andraste! Sei una sacerdotessa?» chiede guardandomi con un’espressione stupita.
«No, no, lo aveva il gioielliere di Nares. Mi ha attaccata e ho dovuto tramortirlo, così gliel’ho portato via, perchè non ferisse qualcun’altro.» gli spiego, andando a sedermi verso il camino.
«Peccato, ci saremmo divertiti.» sussurra tra sè e sè Enud, credendo di non farsi sentire.

Purtroppo per lui invece avevo sentito benissimo.
Prima quell’allusione sussurrata all’orecchio, ora questo commento: aveva oltrepassato il limite della mia pazienza, sarei stata io quella che si sarebbe divertita a breve.
Non lo conoscerò bene, ma sento che non farebbe del male ad una mosca; perciò decido di assecondarlo per vedere quanto in là si sarebbe spinto:

«Come hai detto scusa?» gli domando, guardando la sua schiena irrigidirsi per l’imbarazzo.
«No, io…non dicevo niente…» mi risponde balbettando, senza voltarsi a guardarmi.
«Era una domanda retorica, ti ho sentito. Mi scuso profondamente Enud, mi dispiace non essere una delle “puttane” di Andraste.» dico con tono sarcastico, prendendolo per una spalla e guardandolo negli occhi.
«No, era che loro…mondano i peccati…ehm…facendo…» cerca di arrampicarsi sugli specchi, in preda all’agitazione.

A questo punto siamo soli, l’uno davanti all’altra e senza possibilità da parte sua di fuggirmi, così gli appoggio le mani sul petto, fissandolo intensamente.
Il suo sguardo è pietrificato dalla paura, il suo respiro si fa irregolare e riesco perfino a sentirgli il cuore che accellera toccandolo appena sopra la camicia, che comincio a lentamente a sbottonare:

«Possiamo “divertirci” lo stesso, no? D’altra parte mi hai salvato la vita il giorno in cui mi hai conosciuta, in fondo non hai l’obbligo di portarmi rispetto…» continuo a provocarlo, facendomi sempre più aggressiva.
«Cosa…Esma…io non..non volevo dire questo..» risponde confuso, cercando di fermarmi.
«…lo hai detto prima, abbiamo tutto il tempo per fare quello che vuoi. Avanti prendimi, cosa aspetti..» continuo, avvicinandomi ancora di più, spingendolo contro il piano della cucina.
«Non…scusami…non volevo…» gli manca visibilmente il fiato per un momento, sentendo le mie mani che, sbottonata completamente la camicia, scendono verso la patta dei suoi pantaloni.
«…non volevi cosa Enud?» mi avvicino alle sue labbra, deviando poco prima di baciarle verso il suo orecchio, come aveva fatto lui quel pomeriggio «Non volevi “occuparti prima di me”?».

Avendo deciso che ne avesse avuto abbastanza, mi fermo solo per un momento a contemplarlo: è un capolavoro vivente di paura, fragilità e desiderio.
Mentre lui ancora tenta di mantenere la calma, comincio a sentirmi strana, dovevo soltanto dargli una lezione e rimetterlo al suo posto, ma mi accorgo che la tensione che ho creato tra noi sta avendo effetto anche su di me, sento di volerlo a mia volta.
La testa però comincia a girarmi vorticosamente, la mia vista si annebbia, finchè improvvisamente vedo solo il buio.

 

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