Giorno 3

L’attacco del nightwolf

Vedo finalmente il volto di Enud tradire qualche emozione e rilassarsi; lentamente si siede davanti a me e inizio a raccontargli della prova a cui Morpheus mi aveva sottoposta, dello scudo, della luce di Aldruin, dei manufatti del destino e dell’entità che vuole appropriarsene per distruggere il nostro mondo e da cui io sto fuggendo.
Enud è stato taciturno e pensieroso per tutta la durata del mio racconto, senza mai chiedermi molte spiegazioni, si è limitato ad ascoltare in rigoroso silenzio; una volta concluso il discorso, guarda il mio scudo a terra, cercando inizialmente di trattenersi, per poi dare in escandescenze:

«Ma tu hai idea dello spavento che mi sono preso? Potevo attaccarti senza aspettare che lo facessi tu, perchè diavolo non hai parlato subito?» grida sconvolto.
«Io..non capivo cosa ti stesse prendendo, non avevo notato lo scudo. Mi sono confusa, perdonami.» mi scuso.
«Ti avevo anche avvisata di non seguire voci e quant’altro, di non fidarti di nulla!» sospira, tentando di calmarsi.
«Lo so, ma credo che tutto sia avvenuto mentre già meditavo, non potevo prevederlo. Non che per questo mi fidi ciecamente di Morpheus, ma non mi fa fatto del male quando poteva, mi ha dato questo scudo e molte informazioni utili, sempre che siano vere.» dico in mia difesa.
«Non sai nemmeno tu con certezza se quello che hai visto è vero, come posso crederci io? Anche fosse non importa, ora dobbiamo pensare a Nares.» afferma Enud.
«Ma se fosse tutto vero potremmo aiutare anche la tua gente, se ci credessi potrebbe decidere di mostrarsi anche a te.» rispondo io.
«Vedremo cosa succederà man mano che tornerà a parlarti, se mai lo farà.» dice sbrigativo.
«Perchè ti preoccupi così tanto per Nares? Non dovresti pensare invece al luogo da cui provieni? Alla tua maledizione?» gli rispondo seccata.

Enud sospira di nuovo, tra lo spazientito e l’annoiato, poi fa un respiro profondo ed improvvisamente la sua espressione cambia.
Lentamente mi si avvicina con uno strano sorrisetto stampato in faccia, fino ad arrivare a pochi centimetri dal mio viso, mentre io rimango immobile senza oppormi, paralizzata di nuovo dal suo sguardo e col battito che mi accellera di colpo.
La sua bocca arriva pericolosamente vicina alla mia, quando la sua traiettoia devia verso il mio orecchio e mi sussurra:

«A quanto pare devo occuparmi di te prima.»

Quella provocazione mi ha procurato uno strano brivido allo stomaco, ma prima che io potessi rispondergli per le rime era già in piedi che, come nulla fosse successo, mi invitava a seguirlo e a proseguire.
Non riesco davvero ad inquadrarlo, a definire il suo carattere o a prevedere i suoi pensieri: è totalmente incostante, tanto che nemmeno io capisco più se mi affascina o mi irrita terribilmente stargli accanto.
All’orizzonte, intanto, si comincia ad intravedere una casetta di pietra al limitare della foresta:

«Enud, è quella la casa cui siamo diretti?» gli chiedo.
«Si, lì troveremo Siffi: lei è una potente incantatrice, la sua casa è avvolta da una protezione magica che le permette di vivere totalmente al sicuro dai pericoli della foresta di pietra.» mi spiega, guardandosi intorno «Saremo al sicuro anche noi, se ci arriveremo sani e salvi. E’ ormai da un paio di chilometri che qualcosa proveniente da dietro agli alberi ci sta seguendo.»

Comincio a percepire anche io una presenza che ci osserva da dentro la foresta di pietra, ma stranamente non sento alcun rumore di erba o di rami calpestati, eppure mi sembra di riconoscere distintamente un animale, come un lupo o un grosso cane.
Cerco di intravederne la sagoma nascosta tra gli alberi quando, ad un certo punto, due occhi completamente bianchi si incrociano coi miei ed un ringhio terribile si leva dalla foresta; ne esce un lupo molto più grande e forte del normale, che sembra composto di pura ombra.

«Dannazione, è un nightwolf! Scappa, scappa più veloce che puoi!» urla Enud, cominciando a correre tirandomi per un braccio «E’ troppo forte per noi due, tutto ciò che tocca diventa ombra, non possiamo combatterlo.» 

Il nightwolf, vedendo scappare le proprie prede, comincia a correre con foga tale da accorciare la distanza tra noi e lui in pochissimo tempo.
Mancano solo poche centinaia di metri all’abitazione di Siffi e alla salvezza, quando un dislivello nel terreno fa inciampare Enud, che cade rovinosamente a terra, dando le spalle al nightwolf, che aumenta la velocità per raggiungerlo.
Enud mi guarda, consapevole di essere spacciato, mi urla di andare avanti e scappare, ma mi fermo subito e gli corro incontro per aiutarlo senza nemmeno pensarci un secondo, reagendo totalmente di istinto.
Ad ogni modo, senza di lui sarei stata sola nel bel mezzo del nulla e con mostri come quello alle calcagna, non avei fatto in ogni caso una fine migliore.
La bestia si prepara a compiere l’ultimo balzo che la separa da Enud, pronta ad azzannarlo; per quanto disperatamente stessi correndo per riuscire a pararmi davanti a lui e fargli da scudo, non avrei avuto il tempo di prendere anche il mio bastone e mettermi in posizione per difendere me stessa.
Così mi fermo al suo fianco e gli appoggio una mano sugli occhi per coprirli:

«Che…che stai facendo?» chiede Enud, scostandosi.
«Fermo, chiudi gli occhi e fidati di me.» gli ordino, premendo maggiormente la mano sopra i suoi occhi.

Cerco di mantenere la calma e concentro tutte le mie forze nel dirigere un incantesimo verso gli occhi della belva: la mia mano comincia ad illuminarsi e la luce che creo si estende fino a formare una sfera da cui scaturisce un lampo, che colpisce il bersaglio, abbagliando il nighwolf e privandolo momentaneamente della vista.
La bestia, che essendo fatta d’ombra patisce la luce, si infuria e si contorce in preda al dolore, colpendo senza controllo ogni cosa che incontra: prima che io possa realizzare tutto questo, la sua coda mi colpisce alla testa, come un potente schiaffo che mi scaglia alcuni metri più in là e la mia schiena finisce addosso ad una roccia.
Il colpo è tale da lasciarmi per alcuni minuti senza fiato, permettendomi di respirare con fatica.
Enud, avendo assistito alla scena, si rialza in piedi: con gli occhi sbarrati dall’odio fissi sul mostro, estrae le sue daghe e, nonostante le ferite aperteglisi durante la caduta, si avventa su di lui con una violenza tale da tagliargli la gola da parte a parte con la maestrìa di un assassino.
La creatura si accascia a terra, il suo respiro è rarefatto, ma Enud lo lascia dov’è e corre ad accertarsi della mia condizione:

«Ce la fai ad alzarti?» chiede Enud, afflitto più dalla preoccupazione per me che dalle proprie ferite.
«Si, per fortuna mi ha colpita quando era distratto, dev’essere per questo che non mi ha trasformata in ombra. Lo hai ucciso?» gli rispondo lievemente stordita.
«Non ne sono sicuro, ma dobbiamo scappare finchè è ridotto male, dobbiamo raggiungere Siffi, cerca di fare quest’ultimo sforzo.» mi prega Enud.

Entrambi doloranti, arriviamo davanti alla porta di Siffi, Enud bussa chiamandola a gran voce, ma non otteniamo risposta.

 

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