Giorno 3

Morpheus

Ricordando l’avvertimento di Enud, potrei avere davanti una delle visioni di cui mi ha parlato pochi minuti fa, perciò decido di assecondare questo “Morpheus”, fintanto che non mi spinga ad addentrarmi nella foresta o a seguirlo, curiosa di sapere cosa voglia da me.

«Finalmente sei da sola, possiamo parlare» dice Morpheus.
«Ci siamo mai incontrati?» chiedo al dio.
«Non personalmente, fino ad ora.» risponde «Ti ho spesso parlato attraverso i sogni, io ti ho indotto l’incubo che ti ha spinta a fuggire da Moskarak. Ma stai tranquilla, non sono io che ti cerco; al contrario, voglio aiutarti.»
«Quindi tu sai chi mi sta inseguendo?» domando a Morpheus, più tesa che mai.
«Certo, osserva.»

Il dio mi fa avere una visione: in una Moskarak distorta, buia e ridotta in macerie, mi trovo davanti ad un’entità fatta di ombra, che non riesco a definire; mi fissa avvolta da una cappa nera e vicino ad essa fluttuano due gemme alla sua destra e altre due alla sua sinistra.

«Sono confusa, chi è? E perchè mi cerca?» chiedo spaventata a Morpheus.
«Tutte le domande ti saranno risposte a tempo debito, ti basti sapere che quella che hai visto è una visione di uno dei possibili futuri, starà a te e alle tue scelte cambiare il corso degli eventi.» spiega Morpheus.
«Quelle gemme…cos’erano?» chiedo ancora.
«Sono le quattro luci minori di Aldruin, la capitale degli elfi bianchi e delle terre innevate, da dove viene il tuo amico; insieme alimentavano la luce principale, che risiedeva nel loro faro. La loro maledizione è probabilmente legata alla sua scomparsa: essa è una dei quattro artefatti del potere, assieme ad Hakutaku, chiamata anche “la spada del destino”, all’elmo di An-Tatar ed alla saggezza di Illidi. Lui li vuole per tenere in mano il mondo e governarlo, ma hai appena avuto modo di vederne il risultato. Ora però voglio sottoporti ad una prova, non c’è più tempo per discutere, quell’elfo sta tornando, dobbiamo essere veloci.» mi risponde.
«Lui non può parlarti? Non dovrebbe essere interessato ad aiutarci per salvare la sua gente?» chiedo confusa.
«No, gli elfi bianchi non credono in questa, nè in nessun’altra leggenda che riguardi la loro maledizione, si sono semplicemente rassegnati. A lui non importerebbe, sei libera di riferirgli ciò che vuoi, ma dubito ti crederà. Ora basta chiacchiere, procediamo con la prova.» mi spiega, mentre le fiamme che lo compongono si dividono in tre parti.

I tre fuochi si modellano nella forma di tre piedistalli, sopra i quali sono posti una spada, uno scudo ed uno scettro. Ogni piedistallo riporta un’iscrizione riferita all’arma che sostiene.

«Prenditi il tempo che rimane per decidere quale dei tre doni che ti sto offrendo vuoi tenere e a quale sei disposta a rinunciare per sempre.» mi spiega Morpheus.

Leggo l’iscrizione sotto la spada:

Il coraggio di un guerriero.
La forza per sconfiggere mille eserciti.
Una spada distruttiva.

Mi avvicino allo scudo:

Il potere del guardiano
La volontà di proteggere gli amici
Uno scudo per difenderti

Infine osservo lo scettro:

La potenza del Mago
La forza interiore
Uno scettro potente e temibile

Rifletto, cercando di prendere la decisione più saggia.
La forza della spada sarebbe sprecata in mani tanto inesperte, senza la dovuta preparazione potrei finire per far del male a me stessa e a chi ho accanto, mentre lo scettro rispecchia la mia volontà, ma non è ciò di cui ho maggiormente bisogno ora.
Decido di prendere lo scudo, con cui potrò proteggermi mentre mi allenerò per diventare più forte e per aumentare il mio legame con la natura, assieme alle mie capacità magiche. Rinuncio quindi alla spada, penso valga molto di più la forza interiore, di quella che può dare un’arma, per quanto potere racchiuda.
Appena compiuta la scelta, una mano si appoggia sulla mia spalla e mi scuote dolcemente, ridestandomi: mi volto e vedo Enud che mi sorride.
Sta per parlarmi quando, guardando a terra, appena accanto a me, la sua espressione cambia drasticamente, ritrae bruscamente la mano e fa un passo indietro.
Il suo sguardo è fisso su di me, concentrato e in tensione, come il resto del suo corpo; noto solo ora il colore dei suoi occhi: sono di un’azzurro saturo, con delle sfumature di verde, quasi mi paralizzano nella loro intensità.
Ci guardiamo immobili per un tempo indefinito, che mi sembra durare anni; nessuno proferisce parola, ci osserviamo l’un l’altra nel silenzio più assoluto.
Ho già visto un comportamento simile in molti animali, che vedendo qualcuno che non conoscono avvicinarsi, non si fidano e rimangono immobili, pronti a scattare all’attacco al primo movimento strano; Enud però mi conosce, non riesco a capire la sua reazione.
Lentamente scosto i miei occhi dai suoi e vedo giacere accanto a me lo scudo di Morpheus, che si è sostituito al mio.
Faccio per prenderlo, ma Enud porta una mano vicino all’elsa della spada; allora alzo le mani in alto e gli rivolgo lo sguardo:

«Calmo, sono io.» gli dico, con la voce più tranquilla che mi riesce.
«Parola d’ordine?» chiede, senza tradire alcun sentimento.
«Nares Libera» rispondo prontamente.

«Che fine ha fatto il neo sulla tua spalla?» mi chiede ancora.
«E’ ancora lì, l’unica cosa che è cambiata è il mio scudo. Sono io, Enud» rispondo turbata.

Immagino che quella strana domanda servisse per smascherare qualche creatura mutaforma: il mio nuovo scudo deve averlo convinto che non fossi veramente io, che qualcosa o qualcuno avesse preso le mie sembianze, dopo che la foresta di pietra mi aveva attirata verso una delle sue trappole.
Tuttavia non mi ero resa conto di quanto Enud, nei pochi momenti passati assieme, mi avesse osservata, tanto da sapere dove avessi o meno dettagli minuscoli come un neo.

«Siediti un secondo, ti spiegherò tutto» .

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