Giorno 3

La fuga

Un rumore assordante viene dal piano di sotto del bordello, non è ancora l’alba quando urla, tonfi e clangore di spade mi svegliano di soprassalto.
Mi vesto in fretta e prendo con me zaino e armi, senza farmi sentire esco dalla mia camera.
Man mano che percorro il corridoio e mi avvicino alle scale che portano al piano terra, il rumore si affievolisce sempre più, lasciando udire solo pochi lamenti.
Scendo le scale molto lentamente, osservando lo scenario che mi si presenta davanti: ci sono i corpi di alcuni clienti, di prostitute e di  corsari, tra cui anche quello di Carlisle, la cui mano afferra un manico di metallo che mi sembra familiare.
Poco più avanti vedo l’altra parte del martello di Morgat Diaf e realizzo che Carlisle doveva aver stretto il patto con lui, liberandolo definitivamente.

«Esma» mi chiama sofferente una voce.

Mi volto e vedo Enud, Maraug ed un nano mai incontrato prima, sono ancora vivi, ma molto feriti; in particolare mi accorgo che Maraug ha perso un braccio.
Mi faccio largo tra i corpi a terra, scostando dal bancone un corpo di donna senza testa, riconoscendo il vestito di Elis.
Prendo acqua e bende per guarire i tre sopravvissuti per prepararci a fuggire prima dell’alba, prima che qualche guardia scopra l’assalto e ci sbatta in carcere, credendoci i responsabili.

«Ma cosa è successo?» chiedo loro.
«Carlisle e i suoi devono aver scoperto il nostro nascondiglio, lui aveva con sè il martello di Morgat Daif, o almeno così ha detto. Maraug è riuscito a spezzarla, ma ha perso un braccio per farlo» risponde Enud.
«Mi dispiace, Maraug. Capisco che non sia il momento ideale, ma non ho avuto il piacere di conoscerti: sono Esma» mi rivolgo al nano.
«Piacere, Varrick. Non mi hai mai visto perchè sono arrivato questo pomeriggio, appena in tempo a quanto pare. Vengo da Robdo, gestisco gli affari di Nares Libera da là, cercando di reclutare qualche truppa che ci sostenga» risponde Varrick.
«Basta con le chiacchiere, dobbiamo andarcene di qui; io andrò a nord a cercare alleati alla Resistenza, ci sono ben poche speranze, ma devo tentare.» afferma Maraug.
«Io tornerò a Robdo, vi consiglio di raggiungermi tra almeno un paio di giorni, per non destare sospetti.» spiega Varrick.
«Perfetto, ci vedremo là. Esma tu cosa fai? Hai deciso di unirti a noi o ci salutiamo qui?» chiede Enud.

Rifletto un istante sul da farsi: se me ne andassi ora sarei sola e in fuga di nuovo; con la confusione delle ultime ore, nessuno avrebbe potuto più collegarmi a padre George, in più l’unica persona con cui mi ero confidata era Elis e al solo pensare a cosa le hanno fatto trattengo a stento le lacrime.
Sarei rimasta con loro, ma dovevo decidere in fretta chi dei tre seguire: scarto quasi subito Varrick, avendolo appena conosciuto.
Maraug mi avrebbe portata alla Resistenza e là non avrei vita facile, se dovessero scoprire che sono di Moskarak.
Inoltre, in pochissimi avrebbero seguito Maraug, abbandonando la propria guerra per seguire un leader che, senza un braccio, avrebbero considerato inadatto a combattere.
Non mi rimane che scegliere Enud e sparire dalla circolazione per alcuni giorni assieme a lui, così da avere modo di stare soli ed accertarmi che non scopra mai il mio segreto.

«Io andrò con Enud, se non ti sono di peso» confermo decisa, guardandolo in attesa di conferma.
«Nessun problema per me. Sono lieto che tu abbia deciso di unirti a Nares Libera» mi risponde, con un cenno riverente del capo.
«Bene, buonafortuna a tutti. Arrivederci, spero.» ci saluta Varrick.

Ci dividiamo ed ognuno parte per la propria strada; è quasi l’alba, io e Enud avanziamo verso uno degli ingressi di Nares, per raggiungere una delle scuderie fuori città e procurarci un paio di cavalli.

«Come mai hai deciso di venire con me?» mi chiede Enud.
«Varrick non lo conosco e non avrei potuto seguire Maraug alla Resistenza Orchesca, se avessero scoperto da dove vengo avrebbero dubitato perfino di lui» rispondo.
«Beh, certo, in tempo di guerra non c’è da fidarsi degli estranei, ma il loro problema principale sono i nani, non gli elfi alti» risponde perplesso Enud.
«Non capisci, io vengo da Moskarak, ci sono cresciuta tra i nani, se lo avessero scoperto mi avrebbero torturata pensandomi una spia» gli spiego.
«Ah, ora è chiaro. Quindi hai scelto me solo per convenienza?» mi chiede Enud, con tono freddo.

Lo guardo negli occhi sorpresa dalla domanda e noto che a stento riesce a trattenere un sorriso, che rivela il suo finto atteggiamento offeso.
Per strada si cominciano a vedere un pò di persone, per lo più clienti di una locanda chiamata “Il pesce ammiccante” che vediamo sul nostro cammino.
Sto per rispondere ad Enud, quando noto una vecchina di fianco al locale che mi fissa con gli occhi stralunati e mi fa cenno di avvicinarmi.
Incuriosita da quella signora dall’aria dolce e un pò pazza, lascio per un momento il fianco di Enud e la assecondo.

«Ciao, bella signorina» mi saluta.
«Salve» rispondo.
«E’ il tuo ragazzo quello? Oh è davvero molto bello, nonostante la maledizione che affligge tutti gli elfi bianchi, peccato vivano così poco» dice dispiaciuta.
«No, non è il mio ragazzo. Però si, è carino» rispondo arrossendo appena.
«Peccato, sareste belli insieme. Buon viaggio allora»
«Buonagiornata» la saluto.

Enud mi guarda con aria interrogativa e quando lo raggiungo mi chiede cosa volesse:

«Oh nulla, lascia perdere, è matta. Ha solo detto che ti trova carino. Sarà per quello che sono venuta con te» rispondo, prendendolo in giro a mia volta.

Enud torna di colpo serio e, imbarazzato, si volta a guardare in avanti, cercando all’orizzonte le porte di Nares. Nel mentre, una nuova ferita gli si apre sul collo.

«Mi ha anche accennato della tua…maledizione.» aggiungo.
«Beh non è certo un segreto, ne sono tutti a conoscenza, ci trattano spesso come reietti ed è per questo che il mio travestimento da mendicante non ha mai destato sospetti» spiega Enud
«Io non ne avevo idea, forse lo sapevo…prima dell’amnesia.»
«Dell’amnesia?».

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