Giorno 2

La verità

I cadaveri dei tre lupi accanto al carro lentamente riprendono vita, mi attaccano e con qualche ferita riesco ad abbatterli tutti da sola, uno dopo l’altro.
Ma tra le risate di Morgat Daif si rialzano sulle loro zampe pochi secondi dopo e capisco che l’unica soluzione è correre via dalla scalinata e mettermi al riparo.
Comincio a scappare, scendendo per i pianerottoli quasi saltando e in preda a mille pensieri: sono ferita, confusa e piena di senso di colpa.
Appoggio male una caviglia verso gli ultimi gradini, cadendo di faccia e scheggiandomi un canino: mi rialzo e continuo a correre come posso, zoppicando e coperta di sangue.
Ripercorro la strada fatta la mattina il più velocemente possibile per tornare al bordello, senza farmi notare da nessuno, cosa difficile, conciata come sono.
Fortuna vuole che le strade siano vuote, perchè nella piazza del monumento con la mezzaluna sta prendendo luogo una protesta: i cittadini manifestano contro l’incendio della chiesa di Ehl, la morte del suo prete e di padre George.
Le guardie cittadine sono concentrate nel disperdere i rivoltosi, così passo inosservata e nessuno mi ferma fino a che non arrivo alla porta del bordello.
Appena mi riconosce, Elis sbianca e subito mi corre incontro, mi trascina in velocità in una stanza appartata, lontana da occhi indiscreti.
Mentre cerca di curarmi le ferite più superficiali, mi chiede che cosa fosse successo:

«L-la scalinata è…è pericolosa…nessuno deve salire, fermate tutti.. » dico tremante, ancora in preda al panico.
«Calmati cara, sei al sicuro adesso. Parti dall’inizio e dimmi con calma cosa è successo.» risponde Elis.

Mi stringe in un abbraccio, portando una mano dietro la mia testa, rimaniamo così per alcuni istanti.
Sento uno strano calore che dal capo scende sul mio collo ed arriva cuore, che lentamente si calma; comincio così a raccontare l’accaduto:

«Salendo la scalinata verso il sentiero dove avrei dovuto trovare la merce, ho intrapreso il cammino della meditazione, ma arrivata alla terza prova non ho capito come risolvere l’enigma. Allora ho deciso di andare a recuperare la merce, per finire il compito che mi avevate dato e per pensare in tutta calma alla soluzione del quesito. Giunta però al quarto pianerottolo, ho trovato una roccia con l’iscrizione rotta e tre monaci morti, quindi mi sono affrettata a scendere per la stradina che entra nel bosco, indicatami da Maraug sulla mappa, e ho trovato il carro. Il conducente è stato ucciso da un branco di lupi, che ho trovato morti a loro volta. Stavo per prendere le casse per portarle qui, quando Morgat Daif, il dio della distruzione, si è manifestato: mi ha proposto un patto con lui per liberarlo dalle catene che lo tengono legato alla scalinata, oltre il quale non ha potere, almeno finchè qualcuno non accetti il suo martello magico. Io l’ho rifiutato e sono dovuta fuggire dalle sue grinfie per non essere uccisa. Mi dispiace di non aver portato a termine il lavoro che mi avete assegnato, pagherò dunque la mia stanza.»
«Non essere sciocca, hai rischiato la vita per noi e hai riportato informazioni importanti, non ti farò certo pagare la stanza dopo tutto quello che hai passato. Ora pensa solo a guarire e a farti un bel bagno.» risponde Elis, amorevolmente preoccupata.
« Elis, nessuno di voi ha mai percorso quel cammino?» le chiedo.
«Enud ci ha provato, se ti servono risposte dovresti chiedere a lui.» risponde.
«Sai se lo ha completato?»
«No, si è fermato poco dopo di te, ha detto che non avrebbe potuto proseguire, ma non so il motivo.» mi spiega.

«Va bene, gli chiederò. Ah Elis, c’è un’altra cosa importante.» le dico, rabbuiata.
«Cos’altro è accaduto?» chiede lei.
«Riconosci questo pugnale? Ha una decorazione strana, lo aveva il gioielliere che ho incontrato sulla strada. Mi ha chiesto di salutargli una certa Alice, penso parlasse di te.» le chiedo, mostrandole il pugnale.
«Si, mi ricordo di lui. Ah, ero giovane e bella allora. Questo è un pugnale molto particolare, appartiene al credo di Andraste, di cui io stessa ho fatto parte. E’ un culto matriarcale, dove la donna è considerata sacra e potente, mentre l’uomo è un semplice oggetto di procreazione; egli viene purificato dai suoi peccati tramite l’atto sessuale con le adepte di Andraste. Questi pugnali vengono dati ai servitori più fedeli per proteggersi, ma nel caso in cui venissero usati per ferire una delle sacerdotesse, il pugnale scioglierebbe loro le mani».
«Capisco. Ora è in mio possesso perchè ha tentato di attaccarmi e fortunatamente sono riuscita a disarmarlo.» le spiego.
«Ti ha attaccata? Perchè avrebbe dovuto?» mi chiede sorpresa.

Le racconto dell’anello e di come abbia preso più volte il controllo della mente del gioielliere.
Elis, scossa dal racconto, mi porta alla mia stanza e mi consiglia di riposarmi e non pensare a nulla fino a domani, quando avremmo trovato una soluzione tutti assieme.
Rimasta da sola, decido di fare un bagno e cercare di mettere ordine nel caos di pensieri che mi formicolava nella testa.
Sono stata molto brava a raccontare tutto ad Elis senza incoerenze: nonostante il mio turbamento, sono riuscita ad omettere il dettaglio della freccia che potrebbe aver ucciso padre George e a raccontare tutta la verità, senza tradirmi però su quel dettaglio.
Spero solo che anche gli altri mi credano, l’unico a rappresentare un problema è Enud: avendo percorso il cammino della meditazione potrebbe aver superato con successo la prova dell’elmo e dello scudo e in qualche modo potrebbe smascherarmi, chiedendomene i dettagli.
Non mi rimane che decidere se rimanere nell’organizzazione o andarmene: se già cacciare i corsari per loro sarebbe stato difficile, non immagino ora che c’è un dio malvagio in circolazione a causa mia; proprio per questo mio senso di colpa sono spinta ad aiutarli, in modo da riparare al mio errore, dall’altro canto temo che possano scoprire la verità.
Uscita dalla vasca, mi metto a dormire, decidendo di parlare ad Enud il giorno seguente: se  non scoprirà il mio segreto, nessun altro potrà farlo.

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