Giorno 2

Morgat Daif

Sono nello shock più totale.

Magari ho solo ferito la persona che ho sentito urlare, penso, cercando un veloce compromesso con la mia coscienza, cerco addirittura di autoconvincermi che sia stata solo una casualità, che con sia stata la mia freccia il motivo di quell’urlo agghiacciante.
Ma si ha poco tempo per pensare quando si ha davanti il fantasma di un guerriero che ha preso vita e che non sembra molto sereno nei tuoi confronti.

«Eheh, ehm, scusi lei chi è? Ehm, ho letto del suo elmo e del suo scudo, qual è la sua storia?» tento un approccio esasperatamente noncurante di ciò accaduto pochi minuti prima, trattenendo a stento una risatina nervosa.
«Ormai è troppo tardi, devi essere eliminata» risponde il guerriero.
«Ma come? Credevo fosse il mirare al sole la soluzione del quesito, dimmi, cosa avrei dovuto fare quindi?» cerco di calmarlo e prendere tempo, sempre più spaventata.
«Non importa più ormai, hai ucciso una persona con la tua scelta, ora dovrai morire anche tu» mi minaccia avanzando.

La fortuna ha voluto che non ci fossero testimoni del mio misfatto, oltre al guerriero, così decido di combattere per metterlo a tacere.
Percepisco che l’entità tiene in mano una spada, perciò io prendo la mia e cerco di colpirlo più o meno nella zona dove dovrebbe esserci il collo, ma come sospettavo lo trapasso senza fargli alcun danno.
La sua spada però non si scontra con la mia e mi colpisce direttamente una spalla: sento male nell’animo, internamente, ma fisicamente non si vede nessuna ferita.
Continuiamo per un pò questo strano combattimento e capisco dopo poco di doverlo colpire sull’armatura, o almeno sulle due parti visibili; riesco a metterlo in seria difficoltà, ma nel momento cruciale abbasso la guardia e il fantasma mi disarma, facendomi cadere la spada pochi gradini più sotto.
Presa dal panico, mi difendo istintivamente col bastone e seguono attimi confusi: vedo improvvisamente una fiamma partire dal centro del fiore e poco dopo vedo a terra l’elmo e lo scudo visibilmente danneggiati dal fuoco.
Il guerriero sembra sconfitto, ma per sicurezza recupero in fretta la spada e corro più in su, verso il quarto pianerottolo: segnata sulla mappa di Maraug, c’è segnata una stradina che da lì taglia per la foresta vicino Nares, dove avrebbe dovuto passare il convoglio che sto cercando.
Al quarto punto del cammino della meditazione mi aspettava un macabro scenario: tre monaci a terra, morti da poco, ma con i corpi ridotti quasi in scheletri, come se qualcosa avesse risucchiato loro l’anima, e i  vestiti a brandelli, strappati come da zanne affilate.

La roccia sulla quale avrei dovuto trovare la quarta iscrizione è spezzata e non si legge più nulla, ma percepisco delle tracce di qualcosa di sovrannaturale, le vedo sul masso, sui monaci e verso il sentiero che scende nella foresta.
Cerco di seguire queste tracce, guardandomi bene alle spalle e restando in concentrazione assoluta, osservando ogni dettaglio ed ascoltando qualsiasi rumore.
Ormai addentrata nella foresta, vedo in lontanza il carro che cercavo: il conducente si doveva essere scontrato con tre lupi, ma nessuno di loro aveva avuto la meglio, li trovo tutti morti.
Nella lotta le casse erano cadute dal carro poco più indietro e aprendone una scopro cosa stava aspettando così impazientemente Nares Libera: si trattava di un rifornimento di armi.
Continuo a sentirmi osservata, probabilmente dalla stessa entità che si è liberata dalla quarta effigie, così prendo coraggio:

«Ehilà? Chiunque o qualunque cosa tu sia, so che sei qui, esci» tentando di non far percepire il tremore nella mia voce.
«Tu devi essere la mia salvatrice. Mi presento, sono Morgat Daif, il dio della distruzione; sono rimasto imprigionato su questa scalinata per tanto tempo» risponde una voce da una direzione vaga, che mi rimbomba in testa, come se a poterla sentire fossi solo io.
«Se posso chiedere, chi ti ha imprigionato?» chiedo al dio.
«Padre George, solo un’esorcista potente come lui e pochi altri sono mai arrivati ad un potere tale da riuscire a costringere un Dio in catene, ora che è morto sono parzialmente libero, posso spostarmi solo su questa scalinata, non oltre, e non ho parte del mio potere. Dovrai liberarmi definitivamente ora. Facciamo un patto: servimi e io ti prenderò sotto la mia ala, nessuno potrà mai farti del male e ti donerò il mio martello, l’artefatto attraverso il quale posso comunicare con questo mondo, accetta e sarà la tua arma più potente, capace di risucchiare la linfa vitale dei tuoi nemici» mi spiega.
«Mi dispiace, ma io non posso accettare il patto, sono qui solo per portare via quel carico di armi» rispondo.

«La mia non era una richiesta. Accetterai o morirai qui e ora. Dovevi pensaci due volte prima di liberarmi » risponde Morgat Daif.
«Non vedo come tu possa affrontarmi ora, se i tuoi poteri sono limitati finchè qualcuno non accetterà il tuo patto.» lo sfido.
«Io non ti posso attaccare, è vero, ma loro si».

 

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