Giorno 2

I 2000 gradini

Alla vista dell’iscrizione all’inizio della scalinata, mi prende per un attimo lo sconforto: ormai è quasi mezzogiorno, avevo perso fin troppo tempo dal gioielliere, senza ottenere nulla più dell’averlo disarmato.
Comincio quindi di buona lena a salire le lunghe rampe di scale, fino a quando arrivo ad un pianerottolo, dove la mia attenzione viene attratta da una piccola nicchia scavata nel muro che chiude sulla destra la scalinata.
Vicino alla nicchia trovo scritto un numero e una frase:

“1 – Il cammino del saggio passa sempre per qualche ostacolo, la fatica è tua nemica.”

All’interno della nicchia è appoggiata una piccola pepita d’oro.
Mi siedo lì vicino per mangiare e nel frattempo cerco di pensare al significato di questa frase: sicuramente è collegata alla presenza della pepita, ma se è rimasta lì per tutto quel tempo, perchè nessuno ha mai pensato di prenderla con sè? Perchè nessun ladro l’ha mai rubata? Deve essere pur intrisa di qualche maleficio se non è mai stata rimossa.
Rimugino per alcuni minuti, ma non trovando risposta alle mie domande, decido di proseguire: forse, anche se non ne colgo il significato, la soluzione dell’enigma è proprio di lasciarla dov’è.
Avanzo fino ad arrivare ad un secondo pianerottolo, dove trovo un’altra iscrizione ed un vecchio in meditazione davanti ad un braciere.

“2 – La meditazione porta saggezza, la mancanza di meditazione rende ignoranti, impara bene ciò che può migliorarti e ciò che può peggiorarti.”

Provo a parlare all’uomo, ma è troppo assorto nella meditazione, così mi siedo di fianco a lui e provo a meditare anche io.
All’improvviso mi ritrovo con lui davanti al braciere e ad un enorme e maestoso albero.

«Benvenuta nel mondo della meditazione» mi parla il vecchio signore «Sono padre George, questa scalinata che stai percorrendo è anche chiamata “il cammino della meditazione” e chiunque può intraprenderlo. Ogni iscrizione rappresenta un’indizio utile per superare la prova di ogni pianerottolo che incontrerai prima di arrivare all’abbazia. Questo che vedi è l’albero sacro dalle cui radici il dio Ehl ha fatto discendere tutte le razze. Ora, se vorrai proseguire sul cammino della meditazione dovrai scegliere se prenderne un ramo e bruciarlo per alimentare il braciere o se annusarne i fiori e proseguire sulla tua strada».
«Padre George, come vede sono una druida, non posso far del male ad un essere vivente, nè tantomeno ad un albero sacro senza averne ragione» rispondo, dirigendomi verso l’albero ed annusando i suoi fiori.

Come risvegliata da un sogno, mi ritrovo al pianerottolo: padre George è scomparso, il braciere è rimasto e un bastone è apparso dal nulla.
Noto due particolari: una rosa posta ad una delle estremità e una scritta intagliata lungo l’asta:

“Dal fuoco fui forgiato, ma dal fuoco fui risparmiato.”

Porto con me il bastone, contenta di aver fatto la scelta giusta, data la nuova arma che mi ritrovo tra le mani; arrivo al terzo pianerottolo e ad una nuova prova, dove un elmo ed uno scudo sono appoggiati a terra.

“3 – Questo elmo non gli permetteva di vedere bene, gli toglieva il respiro; il peso di questo scudo era tale da renderlo meno agile; il suo obiettivo era ancora lontano.”

Dopo aver analizzato i due pezzi di armatura ed aver scoperto che sono magici, non mi fido a metterli addosso; l’unico altro particolare strano è il sole: dalla mia posizione sembra circondato da un alone, suggerendo la forma di un bersaglio da colpire.
Non può essere una coincidenza, perciò d’istinto prendo l’arco e scocco una freccia verso il sole, per capire se la magia di cui è fatto l’alone avrebbe reagito in qualche maniera, ma la freccia cade compiendo una normale parabola, cadendo però verso le case sotto la scalinata.
Resto con gli occhi sbarrati, in completa tensione, avendo realizzato di aver compiuto un enorme errore, sperando con tutta me stessa che la freccia fosse caduta su un tetto e che non avesse colpito nessuno.
Non faccio ora a sperare che da sotto si leva un urlo.
Comincio a sudare freddo e di colpo l’elmo e lo scudo prendono vita, come se un’entità invisibile li avesse indossati e si fosse alzato in piedi davanti a me.

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