Giorno 2

Il gioielliere di Nares

Mi dirigo verso il bancone per chiamare il gestore, suono la piccola campanella posta su di esso, ma non ricevo risposta.
Provo a chiamarlo alzando un pò la voce e dopo un paio di minuti esce dal retrobottega un signore, a cui chiedo:

«Buongiorno, avrei bisogno di un paio di informazioni»
«Oh, dei clienti. Buongiorno signorina, mi dica. Ha già visto qualche bel gioiello? Certo, addosso a lei anche la gemma più preziosa sembrerebbe un ninnolo di bigiotteria. Spero di poterla aiutare» risponde gentilmente il gioielliere.
«Io in realtà sono qui per chiederle un altro tipo di informazione, però effettivamente ho visto un bellissimo anello in quella vetrina laggiù, ha una grossa pietra nera, quanto viene?» chiedo all’uomo.

Per un momento il gioielliere viene scosso da un fremito, socchiude gli occhi, quasi ribaltandoli e con una voce strana che non gli appartiene mi risponde:

«Vattene. L’anello è stato venduto.» con tono aggressivo e deciso. «Quindi? Le interessa qualcuno dei miei gioielli? Guardi pure con comodo se le serve tempo, io non sto molto bene, mi sento un poco stordito, sarà il caldo» aggiunge, tornando in sè.

Confusa da ciò appena accaduto, decido di fare finta di nulla e chiedere prima se avesse notizie del carro:

«Per caso ha visto un carro merci passare da questa via ieri sera? Era diretto al bordello, di più non mi hanno informata purtroppo, ma qualsiasi dettaglio è ben accetto.» gli chiedo, cambiando momentaneamente discorso.
«Al bordello? Sei una delle ragazze della mia Alice? Oh, me la ricordo ancora; un tempo, quando entrambi eravamo giovani e pieni di vita ero uno dei suoi clienti fissi, ci sapeva proprio fare, non volevo nessun’altra se non lei. Beh, salutala calorosamente da parte mia, spero si ricordi ancora di questo vecchio uomo.» sospira con aria sognante, viva dei ricordi del passato.
«Alice?» rispondo, poi collegando la sua età a quella della proprietaria del bordello improvvisamente credo di capire «intende Elis? La proprietaria attuale del bordello?»
«Si, immagino che si faccia chiamare così ora, io la conoscevo come Alice.» chiarisce l’uomo «Per quanto riguarda il carro non ho visto passare nulla, del resto verso sera sono ancora aperto, ma la mia clientela abituale ha già fatto i suoi acquisti per quell’ora, così mi ritiro nel retrobottega a lavorare, potrebbe essere passato, senza che io l’abbia visto.»
«Va bene grazie lo stesso, magari dò un occhiata alla vostra merce prima di andare.»
«Certamente, fai con comodo» risponde allegro.

Faccio un rapido giro, fingendo di osservare i suoi gioielli, in cerca di qualcosa da comprare.
Torno a guardare l’anello con l’onice e vedo di nuovo un occhio che mi osserva; senza farmi scoprire guardo di sottecchi il gioielliere e noto che mi sta osservando a sua volta, tenendo una mano dietro la schiena in modo sospetto.
Decido di rischiare e chiedo nuovamente dell’anello: il gioielliere trema e cambia voce, come accaduto poco prima, e si avvicina, chiedendomi di fargli vedere l’anello di cui sto parlando.
Fingo di non accorgermi dell’arma che tiene dietro la schiena e aspetto che si avvicini, con una mano sull’elsa della mia spada, pronta a difendermi.

«Qui non c’è nessun anello, ti ho già detto, è stato venduto. Ti avevo avvisata, ora morirai» dice il gioielliere cercando di attaccarmi con un pugnale.

Fortunatamente, avendo previsto lo scontro, riesco a difendermi con la mia spada e a colpire alla testa il gioielliere con l’elsa, facendogli perdere i sensi.
Prendo il pugnale da terra e osservo le strane decorazioni intagliate sul manico del suo pugnale, ma decido di portarlo via con me senza pormi troppe domande, per evitare che qualche altro cliente in futuro venga attaccato alla stessa maniera da qualsiasi cosa risieda in quell’anello.
Prima di scappare, per paura che qualche passante potesse entrare e fraintendere la situazione, trascino il corpo esanime del gioielliere dietro al bancone; spinta dalla curiosità tento di spostare la tenda che dà sul retrobottega, ma non riesco a vedere nulla, come se una coltre buia e fitta stesse oscurando qualsiasi oggetto appena dopo un metro.
Sempre più pensierosa, decido di rimettermi in marcia verso il mio obiettivo principale e di riferire tutti i miei dubbi ai miei nuovi compagni una volta tornata.
Arrivo con passo veloce alla gradinata, all’inizio della quale leggo un’iscrizione: “Scalinata dei 2000 gradini”.

 

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