Giorno 2

Il pagamento

«Sveglia! Apri la porta, muoviti!»

Mi sveglio di soprassalto, sentendo dei colpi violenti contro la porta della mia camera, che una voce che non conosco mi sta intimando di aprire, in modo abbastanza scontroso e rude.
Mi rivesto in fretta e apro la porta.
Mi trovo davanti ad un mezz’orco, che mi esamina con uno sguardo di sufficienza per pochi secondi, poi mi fa cenno di seguirlo.

«Ce n’è voluto di tempo. Forza, muoviti a venire giù» mi ordina il mezz’orco.
«Buongiorno..ehm..come ti chiami?» chiedo.

«Chiamami Maraug»
«Potrei sapere che ore sono?» .
«Sono le nove e mezza, è già giorno da un pò» risponde spazientito.

Una volta al piano di sotto, Maraug si siede ad uno dei tavoli e la proprietaria ci serve la colazione.

«Buongiorno cara, come ti chiami? Non c’è stato tempo per conoscersi ieri.» mi chiede da donna.
«Mi chiamo Esma, signora »

«No, ti prego, signora no, chiamami Elis»
«Mi scusi, Elis. Dov’è Enud? » chiedo.
«E’ uscito in missione. Vedo che sai il suo nome in codice, ti ha parlato della nostra organizzazione? Cosa sai?» risponde Maraug, assicurandosi prima che non ci fosse nessuno all’ascolto.
«Nome in codice? Comunque si, mi ha detto il vostro scopo, ma non molto altro»
«Qui siamo tutti sotto copertura, i nostri nomi ruotano e cambiano ogni settimana, nemmeno io mi chiamo Maraug, e nemmeno Elis si chiama così. Non ti aspetterai che uno di noi, senza conoscerti e senza sapere le tue intenzioni, ti svelì facilmente la propria identità?! Solo i membri più importanti sanno il nome di Elis, nemmeno io lo so. A te per ora non serve sapere altro.» mi spiega Maraug.
«Potresti unirti a noi, cara. Qui saresti al sicuro ed essendo dei nostri non dovresti nemmeno pagare.» dice Elis.
«Io non sono ancora del tutto sicura. Non sono di Nares e non mi sta più di tanto a cuore. Mi servirebbe dell’altro tempo.» dico incerta.
«Non c’è alcun problema, cara. Per oggi puoi pagarmi la stanza o puoi portare a termine per noi un compito molto semplice, che non comporta alcun rischio: ti spiegherà tutto Maraug se vorrai» risponde Elis.
«Ieri, verso il tardo pomeriggio, sarebbero dovute arrivare qui alcune casse, ma il carro che le trasporta non è mai arrivato. Se decidi di aiutarci, ti spiegherò la strada che avrebbe dovuto fare, il tuo compito sarà solamente quello di percorrere la strada a ritroso e cercare tracce della merce» spiega Maraug.

«Mmh, non sembrerebbe troppo rischioso, in più non ho molti soldi al momento. Accetto, se questo è tutto quello che mi chiedete»
«Perfetto, allora ti disegno la strada.» dice Maraug.

Maraug prende un tovagliolo e comincia a disegnare strade, riconosco la piazza in cui mi sono fermata la notte prima e una scalinata. Mi lancia la mappa sotto agli occhi e si alza senza dire una parola, avviandosi verso l’uscita del bordello.

«Maraug, tu non verresti assieme a me?» tentando un approccio amichevole.
«Ho le mie cose da fare, ho già perso abbastanza tempo con te» risponde senza nemmeno voltarsi e degnarmi di uno sguardo.
«Lo so, mi dispiace e ti ringrazio. Potrei sapere un’ultima cosa?» gli chiedo.
«Sarebbe?» risponde sospirando.

«Maraug è un nome inventato?»
«Maraug era mio fratello. E’ morto insieme a molti dei miei compagni di Vulshotnak, ora conosciuta anche come Resistenza Orchesca, nel tentativo di scappare.» mi risponde rabbuiato.
«Mi spiace, grazie Maraug. Buonagiornata»
«Buonagiornata» mi risponde.

«Buonagionata ad entrambi» ci saluta Elis.

Mi avvio fuori dal bordello e comincio a seguire la mappa di Maraug attraverso le strette vie secondarie di Nares.
Penso al comportamento di Maraug e per un momento mi scappa un sorriso; con me è stato severo, maleducato e duro stamattina, ma si è aperto semplicemente con un pò di impegno, arrivando a raccontare ad una sconosciuta come me, dettagli sulla sua famiglia, sui suoi amici e su dove viveva.
Mi convinco che la sua sia soltanto una corazza e non il suo vero carattere, sono portata a credere, dopo poche parole scambiate, che sia molto più gentile e buono di quello che lascia intendere.
Mi ritrovo in una via laterale alla piazza del tempio di Ehl, a cui non ho prestato troppa attenzione, presa da questi pensieri.
Alla luce del mattino Nares appare molto più tranquilla, si sentono tutti i suoni tipici di una cittadina portuale al lavoro, i negozi sono aperti da ore ormai; passo affianco ad una stradina che porta ad un viottolo con molti fabbri e costruttori che lavorano l’uno affianco all’altro.
Giungo sull’ultima via segnata sulla mappa, che mi porta dritta ad una grande scalinata verso il luogo in cui il carro merce sarebbe dovuto entrare in città, ma non avendone ancora visto traccia, decido di cominciare a chiedere a qualche mercante della zona alcune informazioni.
Lì a pochi passi c’è una gioielleria, ma avvicinandomi alle vetrine noto che al bancone non c’è nessuno, il negozio è deserto: probabilmente il gioielliere si sarà ritirato a lavorare nel retrobottega, perciò entro, facendo dapprima un giro tra le vetrine, ammirando i gioielli in vendita.
Un anello improvvisamente attira il mio sguardo: è un anello semplice, con una grossa pietra onice; per un secondo mi sembra di vedere un occhio aprirsi e fissarmi nel suo riflesso, cerco di riprendermi, ma da quel momento comincio a sentirmi osservata.

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