Giorno 1

Parola d’ordine

Cerco l’ombra, per uscire dal campo visivo degli uomini di Carlisle, mi giro istintivamente nella direzione della voce appena udita e vedo di nuovo il mendicante di poco fa che mi indica, con un cenno brusco, di sedermi vicino a lui.

«Presto copriti» mi dice porgendomi una cappa per nascondermi e fingermi una mendicante. 
«Ma che sta succedendo?»
«Questo speravo me lo dicessi tu. Cosa è successo tra il prete e Carlisle?»
«Conosci Carlisle?» chiedo sorpresa.
«Beh tutti qui lo conoscono. E’ uno dei generali dei corsari di Corsarium, mandato a Nares a “riscuotere le tasse”: controlla ogni negozio, ogni attività della città, anche le chiese a quanto pare, e se non ottiene un guadagno lui e i suoi uomini minacciano i  gestori di distruggere tutto, o ancora peggio, di ucciderli» mi spiega.
«Di fatto stava minacciato il prete per avere i suoi soldi, ho tentato di salvare la situazione, ma ha minacciato anche me, per di più io da sola contro trenta uomini non avrei potuto fare nulla. Ha minacciato di dare fuoco alla chiesa e all’abbazia, oltre che di ucci…»

Improvvisamente si sentono dei tonfi, come se qualcosa rimbalzasse giù per la gradinata, seguiti dalle risa sguaiate di Carlisle e i suoi uomini.

«…derlo. Oh no, ti prego, fa che non sia quello che penso.».

Guardo oltre il muretto verso la scalinata e vedo Carlisle e i suoi allontanarsi verso la taverna e a terra la testa mozzata del prete. Quasi mi sento male e mostro cenni di svenimento, quando mi sento tirare il braccio.

«Non c’è più niente da fare qui ormai. Vieni con me, svelta.» mi intima il mendicante.
«Dove mi porti?» chiedo.
«Seguimi e fai silenzio.»

Ancora impietrita per ciò che ho appena visto lo seguo senza fare ulteriori domande.
Arriviamo nel retro di un bordello, lo spioncino della porta si apre e un uomo all’interno chiede:

«Parola d’ordine?»
«Nares Libera» risponde il mendicante.
«Entrate pure» risponde l’uomo.

Il mendicante mi scorta su una scala per il piano superiore che parte dal salone principale: alcuni clienti si stanno godendo la serata, una barista di mezz’età serve da bere, mentre un gruppo si esibisce con canzoni dal testo alquanto esplicito e triviale su un piccolo palco. Prima di salire, il mendicante e la barista si scambiano uno sguardo furtivo: doveva essere la proprietaria del bordello, infatti dopo avermi studiata con una rapita occhiata rivolge lo sguardo al mendicante annuendo impercettibilmente.
Lungo la rampa per il primo piano, il medicante si toglie la cappa e per la prima volta lo vedo alla luce delle candele che illuminano le scale.
Mi sta facendo strada dandomi momentaneamente le spalle, ma riesco subito ad ottenere molte informazioni osservando la sua corporatura, i suoi lunghi capelli bianchi e lisci e le sue orecchie leggermente a punta, tutto mi da la certezza che sia un elfo bianco.
Noto anche i suoi vestiti, le daghe che porta fisse alla cintura e il fodero di una spada che tiene a tracolla sulla schiena e comincio a dubitare del fatto che faccia davvero il mendicante.
Arrivati alla porta, si gira verso di me e vedo finalmente il suo volto, segnato da quella che sembra essere una brutta malattia, profonde ferite gli si aprono sul viso e sul petto.

«Bene, siamo arrivati, questa è la tua stanza» dice.
«Tu chi sei?» gli chiedo fissandolo intensamente.
«Mi chiamo Enud e come avrai capito non sono un mendicante. Faccio parte dell’organizzazione Nares Libera, io e molti altri membri ci fingiamo dei mendicanti alle volte, per agire indisturbati. Il nostro scopo è cacciare i corsari e riprenderci Nares: tra le nostre file abbiamo anche l’ex sindaco e le altre persone che una volta ne erano a capo. Per questa notte ti farò avere una sistemazione qui al bordello, dove la proprietaria, Elis, ci nasconde. Dovrai unirti a noi se vorrai rimanere qui gratuitamente, o da domani dovrai continuare per la tua strada, a te la scelta» mi spiega.
«Cercherò di pensarci, per ora accetto l’ospitalità, grazie Enud» rispondo stanca e stordita da tutte le informazioni e gli avvenimenti accaduti in quelle poche ore.
«Buon riposo» mi saluta.

Rimasta piena di pensieri confusi, ho solo voglia di dormire e lasciarmi tutto alle spalle. Non ho ascoltato con troppo trasporto la proposta di Enud, dato che Nares non mi sta a cuore e non mi interessa liberarla. Però farmi degli amici potrebbe giocare a mio favore qualora quel qualcuno o qualcosa che mi insegue mi trovasse, ma decido di dormirci su e pensarci il giorno seguente.

 

 

 

 

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